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I dazi di Donald Trump rischiano di mettere in ginocchio il settore alimentare e vinicolo. Per questo motivo le associazioni di categoria chiedono e auspicano un’azione coesa da parte dell’Unione Europea.
FARE SQUADRA «La Provincia di Pavia – spiega Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia – esporta vino, riso e trasformati di eccellenza e di qualità. Se vogliamo assicurarci di tutelare il nostro settore e gli agricoltori che ci lavorano, occorre una risposta forte da parte dell’Europa, in modo da tutelare il lavoro e gli investimenti delle nostre imprese. La filiera agricola deve essere valorizzata in ogni suo passaggio. Dare valore significa costruire sinergie solide tra chi produce, chi trasforma e chi distribuisce. In un momento di grande incertezza, è essenziale proteggere le nostre produzioni d’eccellenza, come vino e riso, e, al tempo stesso, aprirsi al dialogo con il mondo. L’obiettivo di Confagricoltura Pavia è rafforzare questo legame e accompagnare le aziende agricole in un percorso di crescita condiviso da tutti».
ALTI RISCHI Un timore condiviso anche da Cia: «Trump allerta i grandi agricoltori degli Stati Uniti – sottolinea il presidente Cristiano Fini – noi direttamente la nostra Europa. È necessaria un’azione diplomatica e una contromossa importante per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa su tutti i prodotti Ue». Fini richiama le istituzioni europee e nazionali a una difesa decisiva e categorica del Made in Italy agroalimentare. «Con l’annuncio di dazi del 25% all’export europeo negli Usa, a partire dallo scorso 2 aprile, si prefigurano danni di miliardi di euro per il cibo italiano che faranno male non solo al nostro Paese, ma anche agli imprenditori americani che acquistano le nostre eccellenze, riconoscendone la qualità e l’unicità. Gli agricoltori di Trump non potranno mai produrre grana padano, prosciutto di Parma, pecorino romano, prosecco, brunello e tutte le Dop e Igp Made in Italy, il cui export in Usa attualmente vale oltre 2.4 miliardi:
una ricchezza anche per l’Europa. Per tutte queste ragioni serve risposta ferma e risoluta da parte di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea oltre che del nostro Paese.
DANNI ALLE CANTINE Per Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia, il blocco delle spedizioni di vino verso gli Stati Uniti a causa dei timori legati ai dazi potrebbe costare 6 milioni al giorno alle cantine italiane. «Con il 96% dell’export agroalimentare verso gli Usa che viaggia su nave – analizza Garavaglia – il timore è che i carichi possano arrivare a destinazione quando i dazi sono già scattati. Ciò ha creato una situazione di stallo, con gli importatori che attendono segnali dall’amministrazione Trump prima di effettuare gli ordini, a meno di non avere una scarsità di stock. Una situazione che danneggia anche le aziende vinicole italiane, che potrebbero non recuperare le commesse perse. Durante il primo mandato Trump il vino è rimasto escluso dai dazi che hanno colpito il nostro agroalimentare, dai formaggi ai liquori, ma le vendite hanno fatto comunque segnare un calo del 6%».
Edoardo Varese


