Giovani un po’ più in…dipendenti. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia presenta dei dati contrastanti: diminuiscono alcuni consumi (cannabis), se ne mantengono stabili altri (alcol), l’uso almeno una volta nella vita e nei dodici precedenti l’indagine vede un rimbalzo rispetto al calo del 2025, ma guardando nel medio termine i consumatori diminuiscono (cannabinoidi, cocaina, alcol, fumo). Perciò se da un lato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Mantovano afferma che «non è esagerata la qualifica di pandemia» per l’ampia disponibilità di sostanze illegali e legali, dall’altro lato negli ultimi 25 anni sembra essere cresciuta una generazione di giovani meno attratta dalle medesime.
L’OGGI A far preoccupare è il fatto che il 39% dei giovani tra 15 e 19 anni riferisca di «aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della vita» e il 26% nell’ultimo anno (il riferimento è al 2025). Il dato è ricavato attraverso Espad – uno standard europeo definito negli anni ’90 che consente di stimare i consumi a partire da un campione statisticamente rilevante – ed è in aumento di due punti e di un punto percentuale rispetto al 2024, ma identico a quello del 2023 per il consumo nella vita e più basso di due punti per quello nei dodici mesi precedenti. Tra le sostanze illegali, la più usata è la cannabis, il 24% l’ha provata e il 18% ne ha fatto uso nell’ultimo anno, il 2.3% ne dichiara un consumo frequente (20 o più volte al mese), ma «prosegue la diminuzione della quota di consumatori» soprattutto nei primi due casi (-2% circa). Per le sostanze psicoattive (ketamina), il 10% le ha sperimentate, il 5.7% le ha usate nel corso del 2025, per gli stimolanti (amfetamine, ecstasy, mdma) 6.3% e 2.7%, per gli allucinogeni 4.6% e 1.9%, per la cocaina 3.4% e 1.9%, con un uso sotto il 2% tra i minorenni, gli oppiacei (eroina) 2.9% e 1.5%, con un picco tra i 17enni che rappresentano la fascia d’età più a rischio. In tutti i casi l’uso è più diffuso tra i ragazzi che tra le ragazze, una piccola parte (1.9%) afferma di aver assunto sostanze «senza conoscerne natura ed effetti», il 6.9% combina più di una sostanza.
NELLA “NORMA” Ci sono poi quelle legali; anche se sono vietate ai minori di 18 anni, fumo, alcol e “social” sono ampiamente tollerati dagli adulti (famiglie, docenti, somministratori in bar e simili) che vanificano il filtro previsto dalle norme segnalando un ritardo culturale che fatica a essere colmato. Così 1.2 milioni di giovani ha fumato sigarette almeno una volta nella vita (47%) e 900mila (37%) nel corso del 2025, per quelle elettroniche si sale a 1.3 milioni circa (più della metà di ragazzi e ragazze) e a 1 milione, tanto che
l’uso di e-cig continua ad aumentare e raggiunge nel 2025 i livelli più elevati mai registrati.
Per gli alcolici la barriera è anche inferiore: 2 milioni, cioè 8 ogni 10, gli studenti che hanno bevuto almeno una volta nella vita, 1.8 milioni (il 75%) nei dodici mesi precedenti l’indagine. Sono circa un milione anche quelli che si sono ubriacati almeno una volta, 750mila (il 30%) nell’ultimo anno. L’uso di psicofarmaci (per rilassarsi, per dormire, per l’attenzione, per il controllo del peso, per l’umore) senza prescrizione medica è in aumento e interessa il 19% del campione come evento episodico, il 2.5% come uso frequente.
ONLINE Per quanto riguarda social e gaming invece la Relazione rileva una flessione. «Complessivamente, nella popolazione studentesca di età compresa tra 11 e 13 anni, si stimano circa 15mila studenti (1%) coinvolti in comportamenti riconducibili alla social media addiction, screening rilevato attraverso la Bergen Social Media Addiction Scale. In particolare, si evidenzia un calo significativo della prevalenza del rischio (1% nel 2025 vs 2,2% nel 2022) […] Il fenomeno continua a interessare prevalentemente il sesso femminile». Lo “internet gaming disorder” si ferma al 7% contro l’11% dell’anno precedente (e per il gaming con un profilo di gioco “a rischio” si passa dal 17% al 15%). Per il gioco d’azzardo i dati sembrano fuori scala: nel 2024 il 57% dichiarava di averlo praticato nei dodici mesi precedenti, nel 2025 si scende all’11%.
CONFRONTO COL PASSATO Se online le tendenze sembrano stabilizzarsi o contrarsi, ed è un dato positivo, uno sguardo di più ampio respiro consente di relativizzare anche il consumo delle sostanze legali e illegali. Nel 2000 il 32.7% dei giovani aveva fatto uso di cannabinoidi almeno una volta nella vita, quasi 9 punti percentuali in più rispetto a oggi, per la cocaina il 4.1% (oggi meno della metà), l’eroina il 2.9% (oggi l’1.9%). Aveva provato a fumare il 67.8% del totale, oggi si è intorno a 1 su 2, è l’alcol quello che ha mostrato negli anni la maggiore resilienza: a inizio millennio aveva bevuto almeno una birra o altro l’87.4% del totale, siamo vicini all’81% odierno, si era ubriacato più di un giovane su due (55.2%), nel 2025 4 ogni 10. È soprattutto qui che si dovrebbe fare di più a livello di prevenzione, informazione, educazione, ma è un tipo di consumo tollerato a livello sociale.
ORIZZONTI Occorre precisare che questi sono confronti percentuali, tra il 2000 e il 2025 in termini assoluti la popolazione studentesca è diminuita a causa dell’inverno demografico, passando da circa 8 milioni (considerando ogni ordine e grado) a circa 7 e di conseguenza anche il numero di quanti fanno uso di sostanze è diminuito in termini assoluti più di quanto non sia calato in termini percentuali. Ecco perché è opportuno mantenere alta l’attenzione con strumenti come la Relazione o i 407 progetti di prevenzione rilevati, ma è altrettanto importante avere consapevolezza dei risultati positivi che sono stati raggiunti. Anche grazie a una rete che articola i servizi in quattro livelli: al primo quelli a bassa soglia (unità mobili, prima accoglienza, drop-in; sono 0.5 ogni 100mila residenti), al secondo quelli ambulatoriali (tra cui i SerD; 1.4 la prevalenza sulla popolazione), al terzo le strutture diurne e semiresidenziali e le comunità terapeutiche residenziali (2.1 ogni 100mila residenti sulla popolazione tra 15 e 74 anni), al quarto le strutture specialistiche (320 in tutta Italia). I SerD in particolare nel 2025 hanno assistito 131mila persone, con un’altra notizia positiva, l’età media è in aumento a causa del peso crescente degli utenti in carico da più tempo (e di conseguenza del peso decrescente dei nuovi accessi di soggetti giovani). Da ultimo un elemento noto da tempo in letteratura scientifica per quasi tutte le forme di disagio: «I dati confermano, infine, l’importanza dei fattori protettivi familiari e relazionali: relazioni improntate a dialogo, fiducia e supporto, insieme a una presenza educativa attenta dei genitori, risultano associate a minori livelli di consumo, soprattutto rispetto ai comportamenti di poliutilizzo». Perché alla fine i giovani abitano il mondo che gli adulti hanno preparato per loro.
Giuseppe Del Signore



