Settanta pagine per spiegare come muoversi verso un modo di fare e usare energia rinnovabile, mettendo a terra le Comunità energetiche rinnovabili. Il vademecum “Elementi etici, tecnici, economico-giuridici per gli enti religiosi” elaborato dalla Cei per accompagnare Diocesi, parrocchie, enti religiosi ma anche singoli cittadini si propone come strategia di contrasto alla povertà energetica e di transizione ambientale che non abbandona, ma accoglie cittadini, enti locali e imprese, in una ideale messa a terra dei contenuti principali della “Laudato sì” di papa Francesco, l’enciclica dedicata alla salvaguardia dell’ambiente e della creazione.
IL VADEMECUM DELLE CER Il documento mette al centro le Cer, ma di cosa si tratta? Un gruppo di cittadini, imprese o soggetti locali (come le parrocchie) che si uniscono per produrre, condividere e consumare energia rinnovabile, come quella solare o quella eolica. Quest’energia è poi condivisa tra i membri della comunità, riducendo la dipendenza dalle reti elettriche tradizionali. Ogni membro della Cer può partecipare ad essa sia come produttore sia come semplice consumatore sia come produttore e consumatore, permettendo a tutti di contribuire anche attraverso l’installazione di impianti comuni, facendo generare energia che viene utilizzata direttamente o immagazzinata per un uso successivo.
POVERTÀ ENERGETICA Come si evince dal Vademecum della Cei, una comunità energetica ha l’obiettivo di incentivare all’uso di energia pulita, ma allo stesso tempo di tutelare economicamente parlando chi vuole costituirne una: «L’ingresso dei soggetti vulnerabili all’interno di una Cer – si legge nel documento – può rappresentare uno strumento per mitigare la povertà energetica. Ad esempio questo tipo di configurazione consente a soggetti in stato di vulnerabilità che non riuscirebbero ad investire autonomamente in impianti a fonte rinnovabile, di condividere i benefici derivanti dall’istituzione della Cer stessa e potenzialmente di ottenere grazie a comportamenti virtuosi,
una compensazione dei propri costi energetici senza necessità di investire personalmente nella realizzazione di impianti a fonti rinnovabili o in interventi di efficienza energetica al di sopra delle loro possibilità economiche.
A VIGEVANO NO Anche Vigevano ha cercato di avvicinarsi a un nuovo modo di produrre e consumare energia, ma è tutto rimasto fermo al 2023, quando il Comune voleva realizzarne due, una per ciascuna delle cabine primarie che servono la città, la prima sfruttando la superficie del PalaElachem di via Gravellona e la seconda nell’area del quartiere di santa Maria. Progetti che, però, non sono mai stati portati a termine: «È tutto bloccato – spiega il sindaco Andrea Ceffa – tre anni fa avevamo presentato un progetto per accedere a finanziamenti regionali ma ci erano stati bloccati». Per ora non si faranno Cer in città, ma con alcuni cantieri prossimi a essere conclusi, l’amministrazione ha previsto interventi per garantire risparmio energetico: «La nuova Carducci, la palestra dello stadio Dante Merlo e ancora la nuova materna a Piccolini sono stati pensati come progetti per avere risparmio energetico. La nuova palestra della Carducci, in particolare, sarà dotata di un impianto di riscaldamento a pavimento, integrato da un impianto ad aria primaria. La produzione di acqua calda ad uso riscaldamento e sanitario sarà garantita da una pompa di calore geotermica ad acqua di falda. Il tutto garantirà un risparmio considerevole di energia».
Edoardo Varese


