Lo sport che ce la fa: palestre scolastiche alle società

Oltre il calcio c’è vita. Anzi, l’Italia nell’ultimo decennio si è affermata come una delle potenze dello sport mondiale, ottenendo risultati di prim’ordine in termini di successi, aumento dei tesserati, crescita del fatturato: tennis, atletica, pallavolo, sci più di recente anche rugby e baseball dimostrano di aver adottato modelli efficaci. E si preparano a rilanciare, perché il Senato ha approvato all’unanimità il Ddl 1674 a prima firma di Mauro Berruto, responsabile sport del Pd ed ex ct della nazionale di pallavolo maschile: da ora le società sportive potranno usare palestre e impianti scolastici in tutti i momenti della giornata in cui non servono per le attività didattiche e anche nei periodi di sospensione delle lezioni. A sostenere l’iniziativa è stato anche il governo con il ministro dello Sport Andrea Abodi.

IL TESTO La legge approvata in via definitiva integra i testi che regolano l’uso degli impianti sportivi scolastici (Dlgs 297/1994 e 38/2021) e prevede che gli enti locali possano attivare delle convenzioni con le società sportive, previa acquisizione del parere delle istituzioni scolastiche. Comuni e province, a cui sono assegnati gli edifici rispettivamente di scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo grado da una parte e di secondo grado all’altra, possono anche accogliere le proposte di rigenerazione, riqualificazione e ammodernamento degli impianti presentati dalle società, riconoscendo l’uso gratuito dei medesimi per una durata corrispondente al valore dell’investimento. Resta salva la priorità delle scuole per le attività didattiche ed extracurricolari, così come deliberate con il Piano dell’offerta formativa, ma nei giorni e orari non usati spazio allo sport anche per allenamenti e gare.

I SOSTENITORI Berruto, commentando l’approvazione, ha spiegato che «le palestre scolastiche, fatte salve le necessità legate ai piani triennali di offerta formativa, tornano al termine delle lezioni nella piena disponibilità dei loro proprietari (comuni, province, città metropolitane) che le potranno assegnare alle società sportive attraverso apposite convenzioni. La legge permetterà l’utilizzo delle palestre scolastiche anche nei periodi estivi in cui la scuola è chiusa». Per questo «tutti ne traggono beneficio: dai ragazzi del mattino, che troveranno una palestra più moderna, alle associazioni sportive che potranno allenarsi in spazi adeguati». Secondo il ministro Abodi

questa legge dà più forma e sostanza all’alleanza tra la scuola e lo sport, mettendo al servizio delle comunità, fuori dagli orari didattici, gli impianti sportivi scolastici, luoghi della socialità per eccellenza, dove si stabiliscono relazioni, superando differenze e diffidenze.

Anche il presidente della Repubblica Mattarella espresse il suo favore quando l’iniziativa fu presentata al Quirinale.

OBIETTIVI L’obiettivo è proseguire nel solco della modifica all’articolo 33 della Costituzione – «la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme» – mettendo a disposizione delle società sportive palestre, aree gioco, impianti consentendo di usarli in tutti i momenti dell’anno in cui sono liberi per promuovere l’accessibilità alla pratica sportiva, inclusione, benessere, uso efficiente delle strutture.

LE SPINE Tutti traguardi importanti per un Paese in cui lo sport non è ancora per tutti. Openpolis, citando un rapporto Istat del 2023, ha ricordato nei giorni scorsi che «sebbene il 64.5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un’attività sportiva al di fuori dell’orario scolastico, questa media nasconde profonde disuguaglianze dettate dal genere, dalla cittadinanza e dal contesto sociale di provenienza». Così fanno sport il 73.5% dei maschi contro il 55% delle femmine (superati i 13 anni meno di una su due prosegue), ma sono 7 su 10 tra le figlie di genitori laureati e 3 su 10 tra quelle di genitori non diplomati; del resto se il 75% dei giovani provenienti da famiglie di laureati è “attivo”, il dato si riduce drasticamente al decrescere del titolo di studio. Anche essere cittadini stranieri non aiuta, solo il 47.3% fa sport (1 su 3 le ragazze), perché in ultima analisi a incidere è il reddito: i famosi “oratori di un tempo” dove secondo la vulgata nostalgica nascevano i fenomeni perduti del calcio nostrano, erano soprattutto un posto dove si poteva – e in molti casi ancora si può, anche nella diocesi di Vigevano – accedere a campi e campetti gratis.

IMPIANTI CARENTI Non ultimo, affinché possano essere usati, gli impianti scolastici devono esserci. I dati del ministero dell’Istruzione indicano che «su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38.3%). Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l’informazione non è censita». La Lomellina non fa eccezione: a Vigevano ne risultano 12 (41.1%), a Mortara 5 (55.6%), a Tromello e San Martino Siccomario 2 (66.7%), così come a Garlasco, Travacò, Castel d’Agogna (ma qui la percentuale è 100%), a Mede, Lomello, Zerbolo e Ferrera 1 (50%), anche a Gambolò, Dorno, Pieve del Cairo e Valle (ma pari al 33.3%), a Cava Manara e Sannazzaro (25%) e a Cassolnovo e Cilavegna (20%). A Ottobiano, Robbio, Palestro, Alagna, Candia, Parona, Zeme, Frascarolo, Gropello, Borgo San Siro le scuole non hanno impianti sportivi censiti, negli altri comuni lomellini non c’è neanche la scuola stessa. Difficile infine dire quali siano le condizioni delle singole strutture e se siano al passo con le esigenze sportive del 2026.

Giuseppe Del Signore

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