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Giovani senza prospettive. Questo il ritratto dei cosiddetti Neet. Un fenomeno presente da diversi anni, che ha avuto un’accelerazione durante la pandemia e che ora è in calo, ma che vede comunque l’Italia al penultimo posto in Ue e, sul territorio, preoccupa Caritas diocesana, che ha deciso di affrontarlo.
PROGETTI Per farlo l’idea è seminare progetti a partire da Vigevano Academy. Un progetto che la Caritas diocesana, insieme alle altre realtà del territorio, proporrà per far tornare la motivazione ai Neet. «Stiamo mettendo in campo dei progetti a 360° – spiega don Moreno Locatelli, direttore di Caritas Vigevano – che siano in grado di dare delle risposte, il tutto con un intento pedagogico preventivo, ma anche con proposte concrete». Vigevano partirà il prossimo giugno.
Stiamo provando a mettere insieme una classe di 15/20 ragazzi che possano, attraverso la formazione specifica, rispondere ai bisogni che le aziende del territorio ci stanno chiedendo – aggiunge don Locatelli – ma anche dare una competenza Esg, in modo che loro stessi siano una risorsa.
FENOMENO «Quello dei Neet è un trend che stiamo analizzando già da qualche tempo – prosegue il direttore di Caritas Vigevano – e ha visto un forte incremento con la pandemia, soprattutto per quei giovani fragili dal punto di vista sociale e relazionale, i quali non hanno fatto altro che chiudersi ancora di più in se stessi. Le uniche relazioni si creano attraverso i social, ma sappiamo quanto del lato umano si va a perdere dietro lo schermo». Oltre a una povertà sociale e relazionale si passa poi a una perdita motivazionale. «Arrivare a perdere la motivazione non fa che rendere ancora più difficile la ricerca di questi giovani, ma non per questo non si mettono in campo una serie di proposte ludiche, socio-ricreative e soprattutto lavorative per poterli coinvolgere. Il vero problema resta proprio l’intercettarli».
AMBIENTE A favorire maggiormente questo fenomeno è anche il contesto sociale in cui si trovano i ragazzi. «Le periferie e tutti quegli ambiti che stanno ai margini non fanno che aggravare la situazione – spiega il direttore di Caritas Diocesana – portando i giovani a non vedere prospettive di senso davanti a sé e con nessuno sguardo positivo sul futuro». Nonostante alcune famiglie facciano del loro meglio per spronare i loro figli a prendere in mano la loro vita, altre in un certo senso gettano prima la spugna. «In alcuni dei casi intercettati la famiglia è abbastanza connivente e preferisce vedere il figlio a casa sul divano, perché più governabile, piuttosto che vederlo in giro, ma non è per tutti così. Tante sono le famiglie preoccupate per la sorte del figlio e, oltre a cercare di far scattare quella scintilla, chiedono il nostro aiuto».
Rossana Zorzato

