Oratori / Quel luogo per giocare a pallone, sentirsi sicuri e crescere

Era il punto di riferimento per eccellenza per noi ragazzi. Si potevano incontrare nuovi amici, andare a giocare a calcio, ping pong, biliardino, basket, pallavolo. Oltre all’oratorio non è che c’era molto dove potersi divertire gratuitamente a metà degli anni ‘70, se non qualche spelacchiato campetto di periferia.

Il primo approccio è stato con la parrocchia del Sacro Cuore; lì ho trovato la mia prima squadra di calcio “seria” dove poter giocare un campionato Csi con tutti i crismi. Sembrava di aver toccato il cielo con un dito. Lo ricordo ancora il mio esordio in rossoblù, con la Florens, al campo di calcio dei Piccolini, come ala sinistra. “Vivevo” la squadra ma intanto bazzicavo gli spazi dell’oratorio, che era un grande abbraccio per noi ragazzi che risiedevamo in periferia. Abitando in via della Gioia, le alternative erano il Sacro Cuore, Fatima e i frati cappuccini, con gli allora già mitici padre Ringo e padre John che animavano le giornate di noi ragazzi.

A messa, alla domenica, andavo con mio fratello e mia mamma alla chiesa di Fatima, che era quella più vicina a casa nostra. Parlando con Gianfranco, che era il personaggio della parrocchia di riferimento i ragazzi, ho scoperto l’esistenza di una squadra di calcio molto forte, che aveva anche un bellissimo campo di calcio dopo le ultime case di via Strada Nuova, dove oggi c’è un quartiere residenziale. Sono stati anni davvero magici. Con i colori neroverdi ho vissuto due campionati, uno addirittura regionale. Andavamo a giocare contro squadre come la Cremonese, il Sant’Angelo lodigiano e per i più bravi di noi c’era addirittura la possibilità di fare il provino per entrare nel Novara calcio, quando la squadra piemontese militava in serie B.

L’oratorio non era però solo l’opportunità di vivere questa straordinaria avventura per noi ragazzini delle medie, figli dei tanti lavoratori che affollavano le fabbriche di calzature della Vigevano capitale della scarpa. L’oratorio era anche un rifugio dove poter crescere da un certo punto di vista “protetti” dalle incognite di tante strade solitarie e ostili che per molti rappresentavano un orizzonte sconosciuto e spesso, per alcuni, diventavano una vera e propria deriva verso il tunnel della droga. Tra i ricordi c’è anche quello legato alla Gioventù francescana, ultimo approdo calcistico per me prima di appendere le scarpe al chiodo, e trascorrere il tempo libero al bar, luogo di socializzazione particolare e molto sentito in quegli anni. Lì crescevano “le compagnie”, dove si partiva con i primi motorini e le prime auto dei “grandi” per rincorrere la vita con la spensieratezza degli ardenti anni della giovinezza. Ma l’oratorio è rimasto sempre nel cuore.

Massimo Sala

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