Anche a Vigevano i giovani hanno risposto “sì”, non al quesito ma alla chiamata al voto: c’è chi è andato con un’amica, chi si è presentato di buon mattino con i genitori, chi insieme al nonno, in un intreccio di generazioni che non hanno perso il senso civile di presentarsi ai seggi.
IN PIAZZA Domenica mattina sono tanti in Piazza e passando si intercettano pezzi di conversazioni, quasi tutte a tema referendum: «Andremo a votare nel primo pomeriggio – raccontano Francesca Bona e Alessandra Rossi, studentesse del Liceo Cairoli – per noi è la prima volta, sappiamo che è importante votare per far sentire la nostra voce, a prescindere dalle idee che possiamo avere. Abbiamo letto i giornali e seguito alcuni dibattiti sul tema della riforma della giustizia per votare con maggiore consapevolezza.
È vero che non c’è il quorum, ma astenersi significa implicitamente dare ad altri la possibilità di decidere per noi senza tener conto della nostra opinione».
INSIEME Qualche ragazzo si ferma a parlare davanti ai gazebo, magari per provare a sciogliere gli ultimi dubbi prima di votare, magari per confrontarsi con chi ha idee opposte alle proprie. Tra questi Paolo Rossi, studente di quinta dell’istituto Caramuel Roncalli. Lui è andato al Vidari con suo nonno, anche quest’anno hanno «votato insieme. Lui ha 90 anni e, a prescindere dal tema, si è sempre recato alle urne. Voglio provare a seguire il suo esempio, votare è qualcosa che deve riguardare anche i miei coetanei, perché è anche così che poniamo le basi per costruire il nostro futuro».
UN DOVERE Sharon Sala è andata a votare di prima mattina al Regina Margherita insieme ai suoi genitori. Per lei è la seconda volta, dopo il referendum su lavoro e cittadinanza del 2025, ha votato nonostante la questione sia «molto tecnica. Molti aspetti della riforma sulla giustizia non li conoscevo. Un mio amico però studia giurisprudenza a Pavia e mi ha aiutata a capire il ruolo dei PM e dei giudizi e allo stesso tempo mi ha dato un’infarinatura sul tema di questa riforma. Successivamente ho ascoltato podcast e guardato i confronti in televisione. È sbagliato pensare che non cambi nulla: io sogno di lavorare nel marketing e vorrei trovare un’occupazione stabile nel mio Paese, non voglio andare all’estero, non mi sento pronta all’idea di trasferirmi lontana dalla mia famiglia e dal mio ragazzo». Una coppia di fidanzati invece è andata a votare lunedì mattina, prima di recarsi al lavoro, per loro il voto è l’occasione di di dimostrare alle proprie famiglie di voler ragionare con la propria testa: «I nostri genitori sono andati ieri mattina, noi oggi. Quando avremo votato ci confronteremo con le nostre famiglie. Fino a quel momento, però, non diremo ai nostri genitori cosa faremo».
Edoardo Varese



