La Lomellina in direzione ostinata e contraria, il “sì” al referendum ha vinto quasi ovunque con le sole eccezioni di Semiana e – ma è già Siccomario – Travacò per un’incollatura. Il referendum sulla giustizia vede il territorio in sintonia col resto della Lombardia, che si è espressa a favore della riforma con il 53.6% dei voti, ma in controtendenza rispetto al resto d’Italia, dove è il “no” ad aver ottenuto il 53.7% (53.2% considerando la circoscrizione esteri). L’altro dato significativo è l’affluenza, si è recato alle urne il 58.9% degli aventi diritto, molto al di sopra di quanto avevano previsto gli istituti di statistica.
AFFLUENZA In questa consultazione referendaria si sono espressi quasi 27 milioni di italiani e italiane, nel 2020 per quella dedicata alla riduzione dei parlamentari votò il 53.8% degli elettori, nel 2016 per quella dedicata al Senato (riforma promossa dal governo Renzi) si espresse il 68.5%, nel 2006 per quella sulla modifica alla parte seconda della Costituzione il 53.8%, nel 2001 quello sulla modifica del Titolo V della Costituzione il 34.1%. Si tratta perciò del secondo referendum costituzionale per partecipazione, un dato inatteso tanto per le previsioni della vigilia quanto per quelle che erano le attese degli stessi partiti, sia di quelli schierati a favore della riforma sia di quelli contrari.
IN REGIONE In Lombardia si è presentato alle urne il 63.8%, la provincia di Pavia è stata la seconda in cui si è votato di meno in regione. L’affluenza è arrivata al 60.6%, solo a Sondrio gli elettori sono stati meno “presenti”, con il 59.3%. La media regionale è stata invece una delle più alte in Italia, preceduta da Emilia Romagna (66.7%), Toscana (66.3%), Umbria (65.1%), alla pari con le Marche e immediatamente prima del Veneto (63.4%). Tra le province lombarde i dati più alti sono quelli di Bergamo (65.3%), Milano (64.6%), Monza (64.9%), Lecco (65%), Brescia (64.8%), si è votato di meno nei territori di Varese (61.5%), Como (61.9%). In provincia di Pavia nel 2020 si era recato alle urne il 50.8% degli aventi diritto, nel 2016 il 71%, nel 2006 il 61.1%; molto più bassa l’affluenza agli ultimi referendum abrogativi, l’anno scorso per quelli sul lavoro votò il 28%, nel 2022 (tema sempre la giustizia) il 22.5%.
RISULTATI In Italia in tutto sono stati 14.5 milioni i voti per il “no” e 12.4 milioni i voti per il “sì”. A livello regionale solo Lombardia, Veneto e Friuli hanno visto il “sì” prevalere, in tutte le altre si è imposto il “no”. A livello demografico, le analisi di tutti i principali istituti di statistica sono concordi nell’evidenziare il ruolo dei giovani: secondo alcuni tra gli under35 il “no” avrebbe raggiunto il 61% e non ha pagato la decisione del governo di impedire il voto dei fuori sede (con un passo indietro rispetto ai referendum del 2025 che avevano visto una timida apertura). Quanto all’appartenenza politica, secondo una rilevazione di Swg, il 75% degli elettori del Pd ha votato “no”, così come il 67% del M5S, l’86% dei Avs, il 44% di chi sostiene Azione, Italia Viva o +Europa, mentre ha votato “sì” il 68% degli elettori di FdI, il 60% di quelli di Fi e il 57% di quelli della Lega, quest’ultimo partito il più tiepido verso la riforma tra quelli della maggioranza, tanto che il 37% non è proprio andato a votare (l’astensione è stata del 20% tra chi si riconosce nel Pd, del 28% nel M5S, del 12% in Avs, del 37% nel fronte riformista, del 24% in FdI, del 32% in Fi). Stando a queste rilevazioni, il centrodestra sarebbe stato meno efficace nel mobilitare i propri sostenitori. Tra chi si dichiara “agnostico”, il 77% non è andato a votare, il 16% si è espresso per il “sì”, il 7% per il “no”.
SUL TERRITORIO In Lomellina per il “sì” c’è stato un plebiscito, solo a Semiana il “no” si è imposto col 55.8% (58 voti a 44). L’unico altro municipio in cui ha prevalso è Travacò – che tuttavia si trova nel Siccomario – col 50.1%, per uno scarto di 7 voti su 2540 votanti. In tutti i centri principali i numeri e il segno sono stati decisamente diversi: a Vigevano il “sì” ha avuto il 58.3%, a Mortara il 61.1%, a Garlasco il 62.4%, a Gambolò il 62.3%, a Mede il 61.5%, a Cava Manara il 53.1%, a Cassolnovo il 61.2%, a Cilavegna il 59.5%, a Parona il 60.9%, a Lomello il 65.5%, a Sannazzaro il 57.4%. Velezzo Lomellina il comune in cui il “sì” ha ottenuto la percentuale più alta, il 75.5% (37 voti a 12). Anche nel resto della Provincia i voti a favore della riforma sono stati più di quelli contrari, con Voghera che si è fermata al 55.1%, Broni al 58.6%, Varzi al 56.8%. Solo Pavia – e qualche sparuto municipio del circondario – ha preferito il “no” col 54.4%.
I COMMENTI Tutti i principali leader politici hanno commentato l’esito elettorale, in particolare Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Per la presidente del Consiglio, che ha diffuso un videomessaggio e non ha parlato in conferenza stampa, «la sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale […] e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso, noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e a onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti». Per Schlein «abbiamo vinto, c’è una maggioranza del Paese che ha fermato una riforma sbagliata […] tra le nuove generazioni il “no” ha vinto con il 61%, possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza […] la società civile si è appassionata alla Costituzione, alla politica, e i risultati si vedono. Restate mobilitati per il diritto al futuro di questo Paese e per costruire insieme a noi l’alternativa».
Giuseppe Del Signore




