Coronavirus Pavia, a marzo il picco della terza ondata

Marzo è stato il mese in cui la terza ondata ha raggiunto il suo picco.

Se per la seconda questo aveva visto tra ottobre e novembre un’esplosione dei nuovi casi e delle ospedalizzazioni, fino a sfiorare gli 800mila positivi in Italia, finora non si è andati oltre i 600mila,

ma i paragoni finiscono qui. In autunno lo scenario fu di una crescita esponenziale anche perché in estate i casi si erano ridotti di molto, nelle ultime settimane invece la nuova rincorsa del coronavirus si è innestata su cifre già alte, perché la seconda ondata di fatto non si è mai esaurita del tutto, cosicché in Italia si è passati dai 575mila casi attivi a inizio 2021 ai circa 450mila dei primi di febbraio, per scendere intorno a 425mila a fine marzo e ritrovarsi a 560mila all’esordio di aprile. In un mese +32.6% che non è paragonabile al +585.5% di ottobre, ma in quel frangente lo scarto fu da poco più di 51mila a 351mila.

DIMENSIONI DIVERSE A livello nazionale a fine settembre erano ricoverati 280 pazienti in terapia intensiva e 3047 nei reparti Covid, che divennero 1843 e circa 18mila quattro settimane dopo (+558.2% e +489.6%), per poi salire a 3744 e 33187 a fine novembre (+103.1% e +84.7%),

in marzo nella penisola le degenze sono aumentate rispettivamente del 62.1% e del 52.7%, ma sono grosso modo le stesse di quel periodo: 3710 le prime e 29180 le seconde.

Rispetto a febbraio il cambio di passo è stato evidente, tenendo conto che in un caso queste erano in lieve ascesa (+1.6%) e nell’altro addirittura in diminuzione (-5.7%), viceversa è rimasto stabile il tasso d’incremento dei decessi, pari a +11.6% contro il +10.2% sempre di febbraio.

LUTTI I morti con diagnosi di Covid-19 in marzo sono arrivati a 111326, nell’ultimo mese sono decedute 11401 persone, a novembre furono 17mila (+43.9%). L’Italia secondo l’Oms è arrivata a 183.6 morti ogni 100mila abitanti, nel resto d’Europa la Francia è a 147.1, la Germania a 91.9, il Regno Unito a 186.8, la Spagna a 161.6, la Svezia a 133.7, l’Ungheria a 224.8. Al di fuori del continente, negli Stati Uniti si è giunti a 166.6, in Brasile a 155.3, ma tutti questi dati sono relativi a pazienti in cui è stata accertata l’infezione di Sars-CoV-2, dunque dipendono da un lato dalla capacità del sistema sanitario di tracciare i contagi e dall’altro dalla volontà dei paesi di essere trasparenti nel monitoraggio. Confronti più precisi saranno possibili, a pandemia conclusa, paragonando l’eccesso di mortalità nel periodo rispetto agli anni precedenti, come ha fatto l’Istat per il 2020.

IN REGIONE Tornando ai numeri “nostrani”, in Lombardia a marzo i positivi sono aumentati del 47.5%, ma già a febbraio c’era stata un’impennata (+34.1%), arrivando a sfiorare i 100mila, per iniziare a decrescere nell’ultima parte del mese. In autunno il momento peggiore era stato ottobre (+805.2%), quando si era giunti a 82mila positivi dai 9mila di fine settembre. Se la settimana prima di Pasqua i ricoveri sono arrivati a 863 in rianimazione (+95.7%) e 7mila negli altri reparti (+66.5%) a fronte di un’ascesa più contenuta in febbraio, sempre in ottobre il passo fu ben altro: +1053% e +1218%, perché lo scatto era stato rispettivamente da 34 a 392 e da 306 a 4033. Le vittime della Covid-19 sono arrivate a 30735, +8.2% su febbraio. A livello provinciale infine i contagi sono aumentati del 23.2% contro l’11.7% di febbraio e l’86.1% di novembre; dal primo caso rilevato in area pavese sono quasi 40mila i soggetti colpiti.

Giuseppe Del Signore

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