A Vigevano i contagi crescono più che nel resto della Provincia e il ritmo è stabile.
In una settimana sono aumentati del 25.1% (+362) a fronte di una media pavese del 20.4%, un valore che è superiore a quello registrato negli altri principali centri.
Se Vigevano raggiunge quota 1805 e da qui a domenica presumibilmente toccherà quota 2mila dall’inizio dell’epidemia di Sars-CoV-2, con una prevalenza di 28.4 infezioni ogni mille residenti, a Pavia l’incremento è stato del 18.6%, pari a 356 soggetti colpiti per un totale di 2268 e 31.0, a Mortara del 16.2%, +67, un numero complessivo di 481 e 31.2, a Voghera del 18.1%, +172, in tutto 1121 e 28.5. Tra i comuni lomellini, Cilavegna resta sopra il livello provinciale (+22.2%) e tocca un’incidenza di 46.5, ma è in frenata rispetto a una settimana fa, così come Garlasco (+19.8% e 30.1) e Cava Manara (+10.6% e 41.8). La città ducale e Mortara sono gli unici comuni, tra quelli più grandi, in cui la “velocità” del coronavirus è rimasta pressoché costante rispetto alla settimana scorsa (era rispettivamente +26.3% e +15.0%).
DECESSI SU Un altro dato che merita attenzione è quello dei morti in Provincia, che sono stati 56 in sette giorni e portano il conteggio a 1466 (ufficialmente censiti), quasi il doppio dell’intervallo precedente (36) e più del totale registrato da inizio novembre a fine agosto (50 dal 23-08 al 02-11).
Si tratta di una crescita del 4.0% a fronte di incrementi pregressi del 2.6%, 1.5%, 0.7%, 0.4%, motivo per cui è plausibile che nelle prossime settimane si registrerà un’ulteriore ascesa.
E’ comunque un valore inferiore rispetto a quello regionale (+5.6%, 1024 persone) e a quello nazionale (+9.5%, +3983), a indicare come il pavese in questo momento stia soffrendo meno di altri territori lombardi e italiani. Nel contesto della Lombardia (+22.4%) Pavia è settima per aumento dei contagi, preceduta da Varese (+41.5%), Como (+35.1%), Monza (+25.2%), Milano (+22.8%), Mantova (+22.5%), Lecco (+21.5%), un raffronto che da solo non basta per tingere di “arancione” l’area, ma che insieme ai “fatidici” 21 indicatori potrebbe contribuire al dibattito in corso tra Governo e Regioni sulle misure da adottare e sulla chiusura delle scuole.
LOMBARDIA E ITALIA A livello regionale intanto frena la corsa dei positivi, passati da +39.2% a +15.9%, stessa situazione che si ritrova nel resto della penisola, da +44.6% a +25.2%, con un rallentamento che dura rispettivamente da 3 e da quattro settimane, a suggerire un trend: l’epidemia rallenta, anche se continua ad alimentarsi.
E in questo senso non sono da sottovalutare i ricoveri in terapia intensiva in Lombardia, giunti a 855, con un incremento di 185 persone (+27.6% contro il precedente +54.0%), e avviati alla soglia psicologica di mille, che potrebbe essere tagliata già questa settimana.
Da un lato si assiste a un raffreddamento degli indicatori, dall’altro lato i numeri della “seconda ondata” sono tali da esercitare una forte pressione sul sistema sanitario e indirettamente su quello socio-economico. Così nelle rianimazioni italiane si raggiunge i 3492 assistiti (+22.6%, era +40.9%), mentre negli altri reparti sono ricoverati in 32536 (+17.7%, era +39.3%), di cui 7901 lombardi (+23.2%, era +45.6%), tanti nonostante i guariti siano saliti in sette giorni del 28.1% (32.4% in Lombardia). Soprattutto c’è un fattore che resta costante, il rapporto tra il numero di test eseguiti e il numero di casi trovati, che è al 16.3% in Italia e al 20.4% in Lombardia, pressoché fermo (era 16.1% e 20.8%). Sono ancora troppi i soggetti colpiti rispetto alla portata del sistema di tracciamento.
Giuseppe Del Signore

