Scuole sotto pressione, con 866 studenti in quarantena.
Gli alunni in isolamento negli istituti pavesi sono aumentati del 103.3% in una settimana.
Fino alla precedente erano in diminuzione, ma a poco più di due dal rientro in classe al 50% della secondaria di secondo grado i numeri segnalano un’ascesa generalizzata:
sono il 66.7% in più i bambini a casa nella scuola dell’infanzia, l’83.6% in più quelli della primaria, l’86.7% in più i ragazzi delle medie, il 219.2% in più quelli delle superiori.
Un’ascesa diffusa in tutti gli ordini del sistema d’istruzione sembrerebbe associarsi, più che al ritorno in aula della fascia 14-19 anni, all’effetto “zona gialla”, conseguente a una maggiore circolazione delle persone e a una minore attenzione circa i comportamenti a rischio. Comunque è bene precisare che gli studenti isolati, a cui si uniscono 25 operatori scolastici (contro i 17 della scorsa settimana) non sono automaticamente contagiati, tanto che il numero di casi attivi in Provincia è in forte diminuzione (-20.1% in sette giorni).
EVOLUZIONE Il 18 gennaio erano 648 gli alunni in quarantena, concentrati soprattutto nella secondaria di primo grado (306), passati a 531 il 25, per lo più nella primaria (269) e a 426 a inizio febbraio, con una prevalenza sempre alle elementari (140), fino agli 866 attuali (dato al 09-02), concentrati sempre in questo grado (257) e alle superiori (233).
PROSPETTIVE Una situazione che sembra essere molto fluida e di difficile previsione, fermo restando che eventuali nuove chiusure renderebbero ancora più concreta la prospettiva di un piano di recupero estivo della didattica, che sembra in questo momento tra gli elementi del programma del presidente incaricato Mario Draghi. L’orientamento pare quello di proseguire sulla strada dell’apertura, anche se parziale col 50% in aula e il 50% a casa, anche perché il mondo scientifico da un lato sottolinea l’impatto registrato in alcuni studi internazionali – e che sarebbe pari al 15% in più di contagi – dall’altro mette in evidenza il caso di Israele dove, a scuole chiuse, c’è stata un’impennata di casi tra gli adolescenti. Nell’incertezza di bilanciare pro e contro in relazione all’epidemia, resta la certezza che la didattica in presenza non solo favorisce l’apprendimento, ma consente ai giovani di riappropriarsi della socialità, dimensione affatto secondaria.
Gds

