Nelle ultime due settimane i morti per coronavirus in provincia di Pavia sono stati 16, più che nei due mesi precedenti.
Il tasso di crescita è basso (+0.7%), ma accelera inesorabile come nel resto d’Italia ed è forse il dato che più di tutti ha spinto il governo a introdurre una chiusura che di fatto lascia poco spazio a qualunque cosa che non sia lavoro.
Il territorio pavese in sette giorni ha visto i contagiati aumentare del 18.9% contro il 9.7% e il 4.9% degli intervalli precedenti. Pavia è quinta in Lombardia, dopo Varese (+41.7%), Monza (+37.8%), Milano (+35.9%), Como (+27.2%), e al di sotto della media regionale (+22.9%).
CITTA’ IN CRISI Sono soprattutto i centri principali a soffrire la seconda ondata. Nel capoluogo i nuovi casi segnano +30.8% (era +17.4% e +7.3% nelle ultime due settimane) e la prevalenza raggiunge quota 15.7 colpiti ogni mille residenti, in tutto 1148 dall’inizio dell’epidemia. Vigevano corre di meno, +12.8% (a fronte di +7.8% e +3.6%), ma è a 879 e a in settimana supererà quota mille contagi, con una prevalenza di 13.8; dopo il focolaio delle pianzoline, che si aggrava con già 13 suore morte su 56, a Mortara la crescita è del 12% (contro +4.8% e +35.7%), con 317 persone colpite (incidenza 20.5). Anche Garlasco (+9.2%) e Voghera (+10.5%) non si fermano, ma preoccupa il ritorno del Sars-CoV-2 in centri più piccoli come Zeme (+11.8%, 4 nuovi casi), Cava Manara (+19.9%, 28), Certosa (+17.5%, 24) e Zavattarello (+17.9%, 7), alcuni già protagonisti nella scorsa primavera.
LOMBARDIA ROSSA E’ tutta la Regione a essere in difficoltà, con un incremento dei positivi del 104.3% (+25691) in una settimana a fronte del +84.1% e +40.4% precedenti, cui si associa l’ascesa dei ricoveri in terapia intensiva (+114.2%, 242 pazienti) e nei reparti ordinari (+116.5%, 2459), anche se il ritmo è stato inferiore rispetto a quello di sette giorni fa (+126.0% e +145.4%). Sembrano lontani i tempi in cui le positività aumentavano del 2.1% e le ospedalizzazioni addirittura diminuivano, ma era appena l’inizio del mese di ottobre. Ora anche i decessi stanno risalendo (+1.0%) e i tamponi non riescono a tenere il passo: sono aumentati del 8.7%, ma il rapporto tra test e casi trovati è passato dall’8% al 13.4%, segno che il tracciamento fatica a inseguire l’epidemia.
ITALIA A livello nazionale i numeri sono più bassi o migliori, con i positivi in crescita del 76.6% (era +61.9%), i ricoverati in rianimazione del 61.1% (era +76.3%), quelli con sintomi del 69.3% (era +59.2%) e i tamponi dell’8.4% (rapporto test-casi al 10.5%). L’unico numero che vede il Belpaese in sofferenza maggiore rispetto alla Lombardia è quello dei morti, che passano da +1.1% a +3.1%. Tenendo conto che nel resto d’Italia la seconda ondata è partita prima e che questo indice è in crescita ininterrotta da più di due mesi, suona come un monito.
Giuseppe Del Signore


