Entro giugno si punta a 6.6 milioni di vaccinati in Lombardia. Questo se le consegne saranno regolari; lo ha detto la vicepresidente della Regione e assessore al welfare, Letizia Moratti, in una conferenza stampa mercoledì mattina. Si prevedono centri vaccinali massivi per arrivare a 140mila vaccinazioni al giorno, cui aggiungerne altre 30mila da strutture private e da altri canali (medici di medicina generale, farmacie, ecc).
In Provincia di Pavia i centri saranno 3, al PalaCampus a Pavia (sede Cus, via Giulotto 10), al centro commerciale “Il Ducale” a Vigevano (viale Industria 225), all’Auser di Voghera (via Famiglia Cignoli 1).
In quelli pavesi, secondo quanto comunicato dalla Regione, saranno attive 12 linee vaccinali per 1566 dosi di vaccini in ciascuno, in quello vogherese e vigevanese 8 per somministrare 1104 dosi giornaliere: si tratta di numeri insufficienti, a oggi la realtà è deludente e lo stesso consulente regionale Guido Bertolaso non ha girato intorno al difficile avvio della campagna vaccinale in Lombardia.
CONTI SBALLATI Nell’area pavese sarebbero in tutto 5500 le inoculazioni fatte ogni giorno, 2700 in meno rispetto alle 8200 necessarie per tagliare gli obiettivi prefissati. Anche a livello di personale la situazione è lontana dall’essere ottimale, perché servirebbero 80 medici, 80 infermieri e circa 90 amministrativi per ognuno dei quattro centri da attivare, motivo per cui in tutta la Regione Bertolaso punta a coinvolgere gli specializzandi, anche con precettazione se non si renderanno disponibili volontariamente.
C’è una legge – ha detto senza mezzi termini – la si faccia rispettare o la si cambi
Non c’è spazio per troppe mediazioni in un momento che i vertici regionali considerano critico: «Abbiamo delle statistiche dell’andamento epidemiologico estremamente preoccupanti – ha spiegato Bertolaso – un paio di province in zona rossa a tutti gli effetti. Le prenotazioni per gli over80 su Sms continuano a creare equivoci e ritardi, ci sono centri vaccinali che conoscono ritardi, anziani mandati a 40 chilometri di distanza. Così non va».
ZONA ROSSA Del resto anche il presidente del Consiglio regionale Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Letizia Moratti non hanno nascosto la loro preoccupazione, anche se per ora non hanno accennato a ulteriori restrizioni su tutto il territorio nazionale. «Non abbiamo evidenza sulla Lombardia in zona rossa – ha detto l’assessore Moratti – sarà la cabina di regia di venerdì a dirci come sarà la nostra regione da lunedì prossimo». Fontana invita ad attendere: «Aspettiamo che arrivino i dati del Cts e a quel punto si potranno fare le valutazioni del caso. Ora siamo in zona arancione con alcune evidenze di particolare difficoltà con l’arancione rafforzato. Oggi pomeriggio riguardiamo i dati, se ci fossero Comuni con una situazione particolarmente grave interverremo per assumere un provvedimento utile». Meno diplomatico e più chiaro Bertolaso: «A me sembra che tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa. La Lombardia, per quello che ha passato nei mesi scorsi, è più vulnerabile rispetto ad altre regioni, ma non sono preoccupato per questa regione. Più che per altre è fuori discussione che bisogna vaccinare. Si può fare molto di più rispetto a quello che già stiamo facendo rispetto a questa situazione. Bisogna andare a Bruxelles a battere i pugni».

Asst Pavia, intanto, in collaborazione con Ats, sta definendo anche il progetto Vigevano. «In questo caso la soluzione più adatta alle nostre necessità è il centro commerciale “Il Ducale”, sulla circonvallazione esterna di Vigevano – spiega Armando Gozzini, direttore sanitario di Asst – perché ci consente, nel progetto che abbiamo stilato, di individuare tre zone vaccinali collegate a tre uscite separate e ad altrettanti parcheggi. Quindi è facilmente raggiungibile e sicura anche in presenza di grandi flussi di persone. In questa struttura, che pure abbiamo esaminato attraverso un sopralluogo, partiremo con 2 linee vaccinali per poi aumentarle sino a 8, quando ci troveremo ad affrontare la mole più importante di lavoro. Abbiamo vaccinato le forze dell’ordine e gli anziani, tra poco penseremo alla polizia locale, e vogliamo uscire dall’ospedale per pensare al resto della cittadinanza. Non sappiamo ancora quando avverrà la vaccinazione per tutti, dirlo adesso è impensabile. Si partirà tra qualche settimana per affrontare tutte le definizioni burocratiche e per stilare una convenzione con il Ducale».
Davide Zardo

