Nel 2030 mancheranno un milione di infermieri in Europa. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, nel report dello scorso 18 febbraio, mette nero su bianco che meno personale significa più errori, più stress e cure meno sicure. Una carenza di infermieri che non è quindi più solo una questione organizzativa, ma un rischio concreto per la sicurezza dei pazienti e per la tenuta dei sistemi sanitari.
PRESSIONE Secondo l’analisi, i sistemi sanitari europei sono sottoposti a una pressione crescente, tra aumento della domanda di assistenza, carichi di lavoro elevati e burnout diffuso tra gli operatori. In questo contesto, il concetto di “safe staffing”, cioè la presenza del giusto numero di infermieri con adeguate competenze e supporto, diventa centrale per garantire qualità e sicurezza delle cure. Le evidenze raccolte indicano infatti che quando il personale è insufficiente o non adeguatamente formato, aumentano i rischi per i pazienti, ma anche le conseguenze per gli stessi professionisti con stress, infortuni e problemi di salute mentale. Un circolo vizioso che alimenta ulteriormente la fuga dalla professione, aggravando una carenza già significativa.
FORZA LAVORO «Gli infermieri rappresentano oltre la metà della forza lavoro sanitaria, il 56% in larga parte donne – sottolinea Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Oms – ma continuano a operare in condizioni spesso critiche. Una dotazione infermieristica sicura non è un lusso né un dettaglio amministrativo, ma un investimento cruciale per la sicurezza dei pazienti e per l’intero sistema sanitario». Sulla stessa linea anche Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea. «Gli infermieri sono la spina dorsale dei sistemi sanitari, ma sono anche tra i più colpiti da carichi di lavoro elevati e pressioni sulla salute mentale». Un contesto in cui «l’interesse verso la professione è in calo», mentre le istituzioni europee stanno cercando di intervenire con programmi specifici di formazione, sostegno e investimenti.
ITALIA Resta però una domanda aperta, che riguarda da vicino anche il contesto italiano: quanto il sistema è oggi in grado di garantire standard di sicurezza adeguati e quali margini reali esistono per intervenire prima che la carenza diventi strutturale e irreversibile? Come spiega Matteo Cosi, presidente di Opi Pavia, «attualmente in provincia di Pavia abbiamo circa 4.500 iscritti, ma il vero problema arriverà tra sette-otto anni, quando entreranno in pensione le coorti del 1974. A quel punto, nei successivi otto anni, il numero di infermieri attivi calerà del 30% rispetto a oggi». Secondo Cosi, la questione ha due dimensioni, dove
una è strutturale, mancano i bambini e quindi mancano gli studenti e i futuri iscritti ai corsi di laurea; l’altra è professionale, legata all’attrattività della carriera infermieristica.
COMPETENZE Non meno importante sarà «l’iniezione controllata di infermieri dall’estero, ma con il riconoscimento delle competenze acquisite, per evitare rischi e valorizzare il personale». Parallelamente, si punta a ridurre le uscite dal territorio e stimolare il ritorno di chi è già partito, «garantendo loro la stessa progressione di carriera raggiunta altrove». Infine, l’attenzione alla formazione territoriale e alla promozione della professione nelle scuole superiori punta a «sensibilizzare le nuove generazioni sul ruolo dell’infermiere, non solo come operatore sanitario, ma come figura di cura a 360°».
Rossana Zorzato




