Quando scuotere può uccidere

Scuotere un neonato che piange per farlo smettere può creare danni irreparabili al cervello e portarlo addirittura alla morte. Spesso sottovalutata, la sindrome del bambino scosso è una forma di abuso legata a un violento scuotimento del lattante con conseguente trauma sull’encefalo e successive sequele neurologiche. Una pratica pericolosa a cui sono state dedicate due giornate di sensibilizzazione a livello locale e nazionale l’11 e il 12 aprile.

SOPRAVVIVENZA Spesso pratica sottovalutata «i danni possono essere importanti tanto che un bambino su quattro non sopravvive – spiega la dottoressa Lidia Decembrino, dirigente del reparto di pediatria dell’Ospedale Civile di Vigevano – mentre uno su tre sviluppa dei danni abbastanza rilevanti tanto da riportare disabilità lieve nel 25% e invalidità grave nel 34% dei casi. Solo il 15% non riporta danni, una percentuale bassissima». Una pratica che per fortuna non sembra essere diffusa, anche se la sensibilizzazione è la prima arma da mettere in campo per una maggiore consapevolezza delle conseguenze.

Fortunatamente non è un’abitudine così diffusa – chiarisce la pediatra – ma come accade per molti episodi di questo tipo non esistono statistiche precise.

Proprio questa difficoltà di rilevazione contribuisce a rendere il fenomeno ancora più insidioso, perché spesso legato a situazioni episodiche e a momenti di forte stress.

Morbillo dottoressa Decembrino
dottoressa Decembrino

GESTIONE Alla base dello scuotimento, nella maggior parte dei casi, c’è infatti la difficoltà del genitore nel gestire il pianto del neonato. «Il pianto incontrollato nel bambino è una reazione che nasce dalla frustrazione – spiega – ma è fondamentale sapere che esistono alternative sicure per calmarlo. Il primo consiglio è evitare di cullare il bambino in modo brusco, preferendo movimenti dolci nella carrozzina, così come fare un giro in auto, un bagnetto o provare a contenerlo avvolgendolo in una copertina. Anche una musica rilassante può aiutare a calmare il pianto del bambino». Ma l’aspetto più importante resta il controllo delle proprie emozioni. «Se ci si accorge di aver perso la pazienza, è necessario fermarsi, chiedere aiuto e allontanarsi per qualche minuto», sottolinea la dirigente. Un’indicazione cruciale soprattutto nei primi mesi di vita, quando il rischio è maggiore.

Il fenomeno si registra soprattutto sotto i due anni, con un picco tra le due settimane e i sei mesi, quando il pianto è più frequente.

COMUNICAZIONE E il pianto infatti non è mai casuale, ma «è l’unico modo che il neonato ha per comunicare – ricorda Decembrino – Può avere fame, caldo, freddo o semplicemente bisogno di contatto». Imparare a riconoscere questi segnali è il primo passo per evitare reazioni impulsive. Proprio per sensibilizzare sul tema, l’11 aprile sono previste attività informative nei reparti di pediatria di Vigevano e Voghera. Il giorno successivo, sabato 12, sarà attivo un infopoint in piazza Ducale a Vigevano, dalle 14 alle 19, con volontari impegnati nella distribuzione di materiale e dimostrazioni pratiche. L’iniziativa, realizzata con il supporto di associazioni del territorio, punta a diffondere una maggiore consapevolezza su un rischio ancora troppo poco conosciuto dalla popolazione generale.

Rossana Zorzato

Le ultime

Vigevano, ancora ispezioni al Santa Maria

Con le temperature che iniziano a calare, l'estate che...

Vigevano, colpo alla chirurgia vascolare

Quando una firma può mettere fine a oltre vent’anni...

Ceretto, tre morti nel tragico schianto contro un Tir

È di tre vittime il tragico bilancio di un...

Vigevano, in marcia per Alexander, il ragazzo che ha subito un’aggressione omofoba

Un centinaio di persone in marcia per dire no...

Login