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Scuola senza voti e ansia da prestazione. Immagino sia molto riduttivo rischiare di immaginare che la vita della scuola si risolva senza valutare o aprendo una sorta di sistema di aiuto psicologico e di sostegno. Non credo che così la questione possa essere affrontata in profondità o seriamente.
NECESSITA’ Anzitutto la scuola vive della necessità di una valutazione; che questa sia fatta con un numero, con un giudizio, con una sorta di pagella o con il richiamo negativo o positivo dell’insegnante-docente-educatore credo che sia imprescindibile se non intelligente, perché la scuola non è solo una trasmissione di nozioni, ma un sistema di affiancamento alla vita quotidiana di tutti, dai 3 fino ai 25 anni. Un quarto di vita si passa a scuola e quindi anche nel formare il carattere, la personalità, la capacità di giudizio, la valutazione del bene e del male, la scuola può e deve dire la sua versione dei fatti sullo studente, e non solo, anche dell’insegnante-docente-educatore.
IL MAESTRO Perché uso questa formula? In effetti il docente non solo insegna, anzitutto ha il compito delegatogli dalla società di educare. E quindi una prima sorta di valutazione andrebbe fatta sugli educatori che usano il voto per umiliare, affossare coscienze e sì far venire l’ansia da prestazione. Accanto a questo vanno poi aiutate le famiglie ad abbassare i toni sui voti oppure a tenere più in considerazione che il voto non è mai ciò che sei. A me fanno ridere e intristire molto i docenti che dicono “il 10 non lo do” o sono quasi felici di dare 1. Forse non è il loro lavoro insegnare. Educare aiuta a vivere la valutazione come un mezzo per dire ciò che in quel momento sai che è sempre un punto di partenza per migliorare o capire chi sei. Ma solo se chi valuta lo fa per prendersi cura non per umiliare o demoralizzare. Un bravo prof ti va accettare bene un 4 e non ti fa gasare troppo per un 8.
IRRESPONSABILI Il non valutare è togliersi la responsabilità di educare. E così forse l’ansia scolastica scemerebbe fino ad annullarsi senza farla diventare un problema psicologico. Non è possibile che a scuola si stia male per un’interrogazione, per un compito in classe, per una ricerca. Si dovrebbe star male se si trattano male i compagni, i docenti, se non si è fatto tutto quello che si doveva perché svogliati, non perché oltre non si riesce ad andare. Quindi valutazione e ansia. Sono due aspetti talmente correlati che sono al cuore della vita scolastica. Dirigenti, educatori, personale della scuola, studenti, famiglie sono chiamati a camminare insieme non per scegliere chi va avanti, recriminare sul voto, essere maleducati e alle volte violenti, ma per far diventare il mondo della scuola un mondo in cui essere valutati bene e onestamente è giusto, perché la vita è così e l’unica ansia sia quella di aver ricevuto un 2, ma di picche, dopo la prima cotta.
don Riccardo Campari, direttore ufficio scuola

