Transito del Beato Matteo: «L’insegnamento di vivere cristianamente»

Interpretare la vita in maniera cristiana: è questa la lezione del Beato Matteo Carreri, la cui festa è celebrata in questi giorni a Vigevano, città dove la venerazione popolare per il frate mantovano è particolarmente sentita. Come dimostrato dalla folla che, nella serata di giovedì, ha assiepato la chiesa di san Pietro Martire in occasione del Transito in memoria del Beato. Alla cerimonia erano presenti i contradaioli del Palio, rigorosamente in abiti quattrocenteschi e con il gonfalone dei propri rioni: in un’atmosfera evocativa della Vigevano medievale dove Matteo Carreri viveva, nonostante qualche abito “casual” tra i fedeli e un casco da motocicletta abbandonato su una sedia, la vita e la morte del frate domenicano sono state ricordate in una lunga lettura in apertura della celebrazione liturgica. Il giorno della sua morte, proprio il 5 di ottobre del 1470, «tale era il clamore, il lutto, che un frate non riusciva a sentire l’altro»: un testimonianza della devozione speciale che fin da subito la città ha avuto per il suo Beato.

VIVERE CRISTIANAMENTE Nell’omelia, padre Daniele Mazzoleni (il sacerdote domenicano che ha guidato le celebrazioni per il Beato) ha ricordato l’insegnamento più significativo del co-patrono ducale: «Quando uno può essere chiamato davvero un buon prete? Quando nel suo servizio aiuta a interpretare la sua vita in maniera cristiana. L’interpretazione del mondo cristiana ci apre lo sguardo sul futuro: chi muore non svanisce nel nulla». «Interpretare la vita secondo il Signore – ha proseguito padre Mazzoleni – non è una gabbia, ma una strada. Nessuno si pone più la domanda su dove andremo a finire dopo la vita: vivere cristianamente ci aiuta a vivere bene quello che è il momento più intenso, la morte. Gesù ha concluso la sua vita donandosi agli altri.

Il Beato Matteo riconosceva questa grandezza, quella che la vita vale nella dimensione in cui la si dona».

LO SCUROLO La celebrazione si è poi conclusa nello scurolo dove riposano le spoglie del Beato: un momento particolarmente intenso, con tutti i rappresentanti delle contrade e i fedeli stretti attorno alla teca delle sue reliquie. E mentre i suoni provenienti dalla chiesa (il mormorio delle preghiere, le canzoni del coro) nella cripta si facevano più ovattati, l’invocazione finale è risuonata forte fra le strette mura: «Il Beato Matteo ci aiuti a vivere cristianamente nelle nostro strade – è l’appello del sacerdote domenicano, che ha poi lasciato posto alla tradizionale preghiera rivolta direttamente al protettore della città – difendici da ogni male, come hai fatto nelle generazioni che ci hanno preceduto». E come i vigevanesi sono certi che farà anche nei secoli a venire.

Alessio Facciolo

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