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In Lomellina il “lavoro povero” non fa distinzioni: colpisce italiani e stranieri, giovani e padri di famiglia, operai esperti e manovali improvvisati. Ma in questa terra di nebbie e silenzi, non manca chi sa ancora ascoltare.
VIVERE SUL FILO Lo sanno bene alla Caritas parrocchiale di Parona, dove ogni mese si forma una fila discreta e dignitosa di persone in attesa delle borse alimentari. Sono famiglie che vivono sul filo, ma non hanno smarrito la speranza. Tra loro c’è anche Hassan — un nome di fantasia per raccontare una verità reale — arrivato dal Marocco con il sogno di un futuro migliore. Oggi lavora saltuariamente per una ditta di trasporti nel milanese, percorrendo chilometri d’asfalto per uno stipendio che non supera gli 800 euro al mese. La moglie, custode del focolare domestico, cresce i due figli che, nonostante tutto, frequentano con profitto le scuole superiori. «Solo Hassan lavora – racconta Adriano Colli, presidente della Caritas di Parona – ma grazie ai sussidi statali e a tanti ammirevoli sacrifici, la famiglia riesce a vivere in modo modesto, ma dignitoso». Poi, un piccolo miracolo quotidiano. Una famiglia benestante del paese – di quelle che potrebbero voltarsi dall’altra parte – ha deciso di offrire ad Hassan qualche ora di lavoro in giardino. Una tosatura del prato, ogni settimana o dieci giorni. Poco? Forse. Ma sufficiente per restituire fiato al bilancio familiare. E orgoglio.
È una coppia a modo, generosa – continua Colli – e Hassan è raggiante. Anche se è la sua prima volta con il tagliaerba, si impegna con entusiasmo. È un uomo onesto, e quel piccolo compenso lo rende fiero. Gli consente di portare a casa qualche soldo guadagnato con le proprie mani.
E così, in un angolo spesso trascurato della Provincia, tra la precarietà e il silenzio, sboccia il fiore raro della solidarietà. Quella vera, che non fa rumore, ma cambia le giornate. E talvolta anche la vita.

UN FIORE CHE SALVA Laura quel fiore l’ha afferrato con entrambe le mani. Aveva 18 anni quando la pandemia l’ha chiusa in casa e in sé stessa. La scuola, gli amici, le uscite: tutto si è frantumato nel silenzio. Ne è uscita con la testa bassa e il cuore spezzato. Ma i volontari della Caritas hanno intravisto in lei una luce, una tenerezza rivolta ai bambini. L’hanno aiutata a scoprirsi. Dopo un percorso di formazione, oggi Laura lavora in un asilo da cinque mesi. «La sua passione – dice don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana vigevanese – è diventata un dono anche per i bambini. E questo è il miracolo: quando chi si credeva perduto diventa luce per gli altri». E poi ci sono storie come quella di Mario, che sembrano uscite da un noir contemporaneo. Un uomo sulla cinquantina, il volto scavato e le mani tremanti, che confessa a don Moreno di aver perso tutto in una settimana di gioco compulsivo. E che il colpo più duro non è stata la perdita del denaro, ma lo sguardo di suo figlio: «Mi ha chiamato fallito. E io non ho avuto la forza di dirgli nulla». Queste storie abitano Vigevano e ogni altra città, ma a volte si fanno invisibili. Quando però le risorse vengono intercettate con intelligenza e passione, come fa la Caritas di Vigevano, diventano concrete, tangibili, rivoluzionarie. Diventano mani tese, percorsi avviati, futuri possibili. Perché a cambiare il mondo non sono mai i numeri, ma le storie. E chi ha il coraggio di ascoltarle fino in fondo.
Davide Zardo



