Passaportati, cervelli in fuga, seconde generazioni, figli della diaspora: l’Italia non andrà al Mondiale di calcio, ma di italiani, al Mondiale, ce ne saranno eccome.
ITALIANI AI MONDIALI Per la terza edizione consecutiva la Nazionale maschile di calcio non ha staccato il pass per la competizione iridata, uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo: ma gli appassionati di calcio del Belpaese potranno consolarsi guardando le gesta di tutti quei connazionali e figli di connazionali che giocano per altri colori. Nonostante una numerosissima popolazione d’origine italiana, Usa e Canada, due dei tre stati organizzatori, non hanno molti “paisà” fra le proprie fila: zero per i “Canucks”, due tra gli statunitensi. Ha un cognome balcanico e il passaporto (croato), ma il centrocampista del Milan Cristian Pulisic ha avi italiani, per la precisione la nonna paterna, originaria della Sicilia («Mio padre – raccontò in un’intervista – aveva la bandiera italiana tatuata sul braccio»); sempre sulla mediana, è italiano per parte di mamma anche il centrocampista Tyler Adams. Restando in Nordamerica, detiene il passaporto italiano un altro milanista, il messicano Santiago Gimenez: nato in Argentina, il legame col Belpaese è una bisnonna materna. Ecco, l’Argentina e il Brasile, il Sudamerica, continente dove tanti italiani andarono a cercare fortuna nel secolo scorso e le cui nazionali sono infarcite dei loro discendenti.
TANTI IN ARGENTINA Nell’Albiceleste, sono undici solo quelli che hanno un passaporto italiano: i portieri Juan Musso e Geronimo Rulli, i difensori Leonardo Balerdi e Nicolas Tagliafico, i centrocampisti Rodrigo De Paul, Alexis Mac Allister e Giovani Lo Celso e gli attaccanti Julian Alvarez, Giuliano Simeone, Nico Gonzalez e Thiago Almada. Ma in Argentina chi è che non ha un nonno italiano? Li ha pure il suo talento più grande, Lionel Messi, i cui trisavoli arrivavano dalle Marche. Sul fronte verdeoro, nel 2020 è andato vicinissimo a vestire l’azzurro Rafinha, ala del Barcelona, ma i documenti non sono mai arrivati in tempo: «Una fortuna» dichiarerà poi, visto che lo ha convocato il Brasile. Altri italo-brasiliani sono l’ala Gabriel Martinelli, il difensore Roger Ibanez… ma non Neymar, nonostante voci cirolate negli ultimi mesi. Altra foltissima colonia italiana è quella dell’Uruguay, con Fernando Muslera, Sergio Rochet, Santiago Mele (portieri), Guillermo Varela, Matias Vina, Santiago Bueno, Joaquin Piqueret (difensori), Giorgian de Arrascaeta, Emiliano Martinez (centrocampisti), Augustin Canobbio (attaccante). C’è anche chi l’azzurro lo ha lasciato, per vestire i colori di una terra dall’altra parte del mondo: è il caso di Alessandro Circati, difensore del Parma, e Cristian Volpato, trequartista del Sassuolo, entrambi stabilmente nel giro delle nazionali giovanili italiane e passati ai Socceroos, selezione del paese dove hanno passato l’infanzia. La squadra della “terra dei canguri” può annoverare tra i compaesani d’oltremare anche il portiere Paul Izzo, il mediano Paul Okon-Engstler e il centrocampista Jacob Italiano (nomen omen, unico però a non aver il passaporto tricolore); sempre in Oceania, il terzino ex Empoli Liberato Cacace è tra i calciatori più rappresentativi della Nuova Zelanda.
DIALLO Tante le nazionali africane al Mondiale, ma solo un italiano, l’ivoriano dello United Amad Diallo, mentre sono di più i figli d’Italia sparsi per le nazionali d’Europa. Il talento franco-algerino Rayan Cherki aveva una bisnonna di Bari e la Federazione italiana ci aveva anche pensato, a chiamarlo (probabilmente ci ha pensato troppo, visto che poi ha scelto la Francia); tra i Bleus, anche l’attaccante Marcus Thuram ha una legacy con l’Italia, paese dove è nato (e per il quale, secondo quanto raccontato dal padre Lilian, da bimbo ha pure simpatizzato). Il croato del Bologna Nikola Moro ha avi veneziani, mentre nel Belgio gioca Matias Fernandez-Pardo: un po’ spagnolo, un po’ italiano, alla fine ha scelto Les Diables Rouges. E ha fatto bene, visto e considerato che andrà ai Mondiali ormai imminenti.
Alessio Facciolo


