Area caccia alla Belcreda, il WWF attacca il Comune

Il Wwf torna sulla questione della riserva di caccia alla Belcreda e punta il dito contro la decisione del comune di Gambolò di concedere per un decennio strade e terreni pubblici a un’azienda venatoria privata. E lo fa con un comunicato: «Troviamo irrispettoso nei confronti del patrimonio naturale della nostra comunità. Si legge che il Comune di Gambolò intenda cedere l’area che si trova a ridosso del Sito di Importanza Comunitaria della Cascina Portalupa. Si tratta di un santuario della biodiversità tutelato dalla Rete Natura 2000. Come associazione troviamo gravissimo che sia stata approvata l’inclusione di questi terreni nel perimetro di caccia senza aver prima effettuato la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) o la Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Come associazione posta a tutela dell’ambiente,

ricordiamo al Comune che il rispetto delle leggi sulla biodiversità è un obbligo inderogabile, non una scelta discrezionale, quindi qualcosa che deve essere sempre garantito.

IL PROGETTO L’area interessata dal progetto di una riserva di caccia nello specifico si trova tra la Cascina Portalupa e l’ingresso del Parco del Ticino, tra la frazione Sforzesca di Vigevano e Belcreda di Gambolò. Si tratta di un progetto che insiste su alcuni terreni privati  e che prevede la creazione di una riserva di caccia. Il comune di Gambolò ha dato l’ok su alcuni terreni per mezzo di una concessione decennale, in cambio di una telecamera che consenta di sorvegliare l’abbandono illegittimo dei rifiuti nei pressi dell’area. La convenzione prevede infatti l’installazione di una singola telecamera vicino al ponte sul Cavo Marangoni. Anche su questo punto l’associazione tuona: «Riteniamo che questa sia una motivazione pretestuosa e sproporzionata – scrive il Wwf – la vigilanza del territorio è un dovere del Comune e delle forze dell’ordine, non una funzione che può essere delegata a privati in cambio del diritto di caccia su suolo pubblico. Sosteniamo con forza che la Giunta abbia agito al di fuori delle proprie competenze. Trattandosi di una concessione di beni immobili comunali per una durata di dieci anni, la decisione spettava esclusivamente al Consiglio Comunale). Aver deliberato in solitudine, senza nemmeno interpellare la Consulta Ambiente, rappresenta per noi una grave mancanza di trasparenza e non ultima un’offesa al confronto democratico con la cittadinanza». Il Wwf intanto ha dato mandato al proprio legale di inviare una diffida formale affinché il Comune annulli l’atto in autotutela.

Andrea Ballone

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