Cassolnovo abbraccia don Angelo

«Intensi, faticosi e belli». Don Angelo Croera così ha definito, sabato scorso a Cassolnovo, dove oggi è amministratore parrocchiale, i suoi 50 anni di sacerdozio. La chiesa di San Bartolomeo gremita ha voluto rendere omaggio a don Angelo nel suo anniversario alla presenza del vescovo mons. Maurizio Gervasoni e di tanti sacerdoti che hanno celebrato con lui e condiviso una parte del cammino di fede. Da don Carlo Cattaneo a don Moreno Locatelli, che con lui operarono a Garlasco, fino a don Paolo Butta, che oggi è con lui a Cassolnovo e che ha avuto il compito di fare gli onori di casa.

NORMALITÀ C’è stata l’accoglienza del sindaco Luigi Parolo, che ha preso la parola: «Abbiamo potuto apprezzare questo senso di responsabilità nei confronti dei cittadini e di Cassolnovo – ha detto – È un sacerdote che porta conforto e un messaggio di speranza». La parola è poi passata a don Butta: «Don Angelo è stato presente in un momento delicato per la comunità parrocchiale. In questi mesi non si è tirato indietro e i cantieri aperti in parrocchia sono una prova, ma la sua attenzione e dedizione è stata sperimentata in ambito pastorale. L’abbiamo sentita nelle celebrazioni eucaristiche già nelle parrocchie dove è stato, ma anche nel suo rapportarsi da “nonno” con i ragazzi dell’oratorio. Abbiamo sperimentato in questi mesi lo spirito della normalità». E proprio dal concetto di normalità è iniziata l’omelia di mons. Gervasoni («mi è stato detto che a don Angelo faceva piacere la porgessi io»). «Bisogna vedere cosa vuole dire normale. Noi molte volte agiamo per abitudine, le cose normali sono quelle per abitudine» ha esordito, con uno stimolo alla riflessione, nell’omelia che ha condotto l’uditorio in un viaggio sul senso dell’essere cristiani e sulla missione del sacerdozio.

PARLA DON ANGELO Infine la parola è andata a don Angelo che ha ripercorso i cinquant’anni di servizio. «Il 29 giugno 74 a Gropello – ha affermato – sono stato ordinato sacerdote, nel paese in cui ho visto maturata la mia vocazione, in una comunità piena di vocazioni con figure di rilievo. Comunità guidata da don Ettore Ardissone che ogni settimana si recava a Torino ad approfondire i decreti del concilio Vaticano II. Riteneva significasse rimanere fedele alla Chiesa. I miei 50 anni sono stati intensi, faticosi, ma belli. Sono grato a tutti voi che mi ringraziate. In questi anni ho vissuto come servizio i tanti incarichi che mi sono stati affidati dando il meglio di me e confidando sempre nell’aiuto di Dio,

mi ha guidato la convinzione che quando il Signore chiede un “sì” non si può rispondere con un “forse”.

«Così è stato a San Martino Siccomario, poi a Tromello e poi a Gropello. Alle comunità che ho servito devo molto del mio ministero. Sono stato rettore a Remondò, poi parroco a Gambolò. I gambolesi mi hanno insegnato a essere parroco, grazie al loro tessuto associativo forte e variegato. Ho lavorato per costruire il nuovo oratorio e nell’impegnativo restauro di Sant’Eusebio. Poi il mio servizio mi ha portato a Garlasco e Borgo San Siro. A Garlasco ho capito che la parrocchia non determinava più l’andamento della città. Si imponeva un cambiamento. Ci voleva un sogno, il sogno educativo che ci ha portato a superare i limiti di una realtà fragile. Ho investito sulle persone e sull’oratorio, che è diventato casa per tutti come la casa parrocchiale è diventata un punto di riferimento per parrocchiani e cittadini. Ringrazio il vescovo che mi ha chiamato a essere suo vicario. E oggi amministratore a Cassolnovo, dove rivivo la sfida col contatto con la gente, con i cassolesi, che esprimono la voglia di crescere come comunità. Devo infine ringraziare anche i familiari che mi accompagnano».

Andrea Ballone

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