Il conto alla pompa è sempre più salato. Il prossimo 5 settembre scadrà l’ultima proroga al taglio delle accise (17 centesimi sul diesel) voluto dal Governo per contrastare il caro carburanti: un decreto che, assieme a quelli promulgati dal 19 marzo, è costato circa 2 miliardi alle casse dello Stato, dando parziale sollievo alle tasche di automobilisti e autotrasportatori, ma senza riuscire a contrastare l’impennata dei costi di benzina e gasolio vista negli ultimi mesi, in seguito alla guerra in Medioriente e alla chiusura dello stretto di Hormuz.
RINCARI Dal sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 31 agosto il prezzo medio della benzina in Lombardia risulta essere di 2,012 euro al litro, mentre il gasolio si attesta sul 2,127 euro: in linea con la media nazionale, che vede il prezzo della “verde” a 2,016 e quello del diesel a 2,130. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (che tengono conto dell’andamento della materia prima e del cambio euro/dollaro, nonché della variazione delle accise) i prezzi attualmente praticati sarebbero «superiori, rispetto al dovuto, di +26 centesimi al litro per la benzina e +19 centesimi al litro per il gasolio, nonostante il taglio delle accise su quest’ultimo». Sovrapprezzi che Federconsumatori definisce «intollerabili, che generano per le famiglie oltre 272,00 euro annui di aggravi solo per il pieno, a cui si aggiungono 247,50 euro annui a famiglia di ricadute indirette sui beni di largo consumo, trasportati per l’86% su gomma». I prezzi più alti del carburante non toccano il portafogli solo di chi si muove in macchina: il trasporto delle merci, i macchinari agricoli e il comparto industriale dipendono principalmente dal gasolio per le loro attività, e il prezzo più alto di quest’ultimo ricade sul consumatore finale.
QUANTO COSTA In assenza di un sistema di trasporto pubblico efficace, muoversi in auto diventa una necessità per lavorare, andare a scuola, accedere ai servizi. In Lomellina, il tetto (più che altro psicologico) dei 2 euro al litro per la benzina è stato da tempo sfondato. Se a Vigevano è ancora possibile trovare distributori che offrono il pieno sotto tale soglia (da 1,921 euro a 1,999) più ci si addentra nel territorio, più i prezzi si alzano. A Mortara si va da 1,999 a 2,049, a Mede da 2,039 a 2,049, fino ai picchi di 2,149 e 2,180 registrati a Gambolò e Garlasco: più alti che alle pompe della vicina autostrada. Simile il trend per quanto riguarda il diesel: a Vigevano si parte da 1,999 fino a 2,326; Mortara da 1,617 a 2,179, con picchi di 2,550 a Garlasco. Le soluzioni? Il governo sta pensando a degli sgravi per i lavoratori con basso reddito, che però rischiano di coinvolgere una platea piccola di persone, risultando così poco organica. C’è chi poi la benzina se la gestisce da sé: alcuni piccoli comuni italiani (recentemente è salito agli onori delle cronache il caso di Valle Castellana, in Abruzzo) negli anni passati anno acquistato pompe vicine alla chiusura, acquistando e distribuendo il carburante a prezzo di costo. Un risparmio di 20 centesimi al litro… e un’idea, forse, per alcuni dei comuni dell’area interna lomellina.
Alessio Facciolo


