Il paese conta solo 800 abitanti, ma già 500 hanno firmato contro gli impianti fotovoltaici che la multinazionale francese Neoen vorrebbe realizzare a ridosso del centro abitato di Alagna. Tutti uniti a partire dal sindaco Renato Lavezzi fino alla minoranza guidata da Giancarlo Sacchi, in un fronte comune che parte dal basso, grazie a un comitato spontaneo che si è costituito subito dopo il volantino distribuito dal Comune in tutte le caselle postali il 13 agosto, all’indomani della richiesta della Neoen protocollata in municipio.
ECCO IL PROGETTO Martedì 3 ottobre nella sala parrocchiale si è tenuta l’assemblea indetta dal Comune, che ha illustrato il progetto. 113mila metri quadri a terra su due terreni a meno di 500 metri dal centro abitato, e su un impianto sollevato in aperta campagna.
Non siamo completamente contro questo tipo di strutture – spiega Paola Corbani, tra i fondatori del comitato anti-fotovoltaico – solo che ne abbiamo già tre in campagna, mentre queste altre aree sarebbero vicine al centro abitato.
La prima area indicata è agricola e si estende per 32.500 metri quadrati; la seconda ha una superficie di 9mila metri quadrati ed è a ridosso della strada provinciale 29 da Tromello e che confinerebbe con aree residenziali già edificate; la terza zona è di caratteristiche agricole e produttive, si estende su 72mila metri quadrati ed è attraversata dal tracciato della nuova circonvallazione prevista dal Pgt del Comune. Dopo l’incontro, con 120 partecipanti in una sala piena, Paola ha telefonato all’amica Elena Mozzato, organizzando una raccolta di firme e un comitato spontaneo a cui si è successivamente unito Giuseppe Mussi.
PRESI IN GIRO «Abbiamo avuto la disponibilità del parroco don Virginio Cantoni – racconta Elena – per ospitare gli incontri settimanali che il comitato ha organizzato con la cittadinanza, per informare riguardo a novità e aggiornamenti. La partecipazione in sala parrocchiale è limitata, ma abbiamo suscitato tanto interesse, ricevuto molte telefonate e richieste di informazione». Il timore del comitato è che l’amministrazione comunale, di fronte a un’autorizzazione provinciale, non possa opporsi, per timore di dover pagare delle penali. «Ci sentiamo presi in giro – commenta Giuseppe Mussi – a causa di una normativa burocratica che non tiene conto della situazione. Un impianto così vicino al paese lo chiuderebbe e abbasserebbe il valore economico delle case. Siamo contrari alle compensazioni, la nostra è la terra dei fuochi del Nord. Non ci va di essere presi per il naso con un contentino».
Davide Zardo

