A Garlasco c’è un gruppo che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Si chiama “Impegnati per Garlasco, con il 1964”, e dietro questo nome c’è una storia semplice e ostinata: quella di undici coscritti, nati nello stesso anno, che nell’ottobre 2025 hanno deciso di trasformare un incontro di leva in qualcosa di più concreto, quasi una piccola dichiarazione d’amore per la propria città. Da allora si ritrovano due domeniche al mese. Nessuna retorica, solo guanti, sacchi e pazienza.
Camminano tra vie e parchi raccogliendo ciò che altri hanno lasciato cadere o dimenticato: cartacce, plastica, mozziconi, piccoli frammenti di incuria quotidiana. Un gesto ripetuto, silenzioso, ma capace di raccontare molto. «Siamo undici, per ora – spiega Elena Granata, referente del gruppo – Il nome nasce proprio dalla nostra leva, ma chiunque può unirsi. L’idea è quella di creare relazioni, di prendersi cura insieme degli spazi che viviamo ogni giorno. Non vogliamo sostituirci a chi si occupa della pulizia urbana, ma affiancarci: il decoro di un paese è una responsabilità per tutti. Il Comune fa quello che può con i propri mezzi, ma ci sono persone che sporcano molto, soprattutto con i mozziconi delle sigarette». Ogni intervento si conclude con il conferimento dei rifiuti nell’area indicata dal Comune, chiudendo un cerchio fatto di attenzione e rispetto. Più che semplici giornate ecologiche, le loro iniziative sono piccoli segnali lanciati alla comunità: inviti a guardare meglio ciò che ci circonda, a riconoscere che anche un gesto minimo può lasciare un’impronta diversa.
Per il 9 maggio — continua Elena — stiamo organizzando con la Pro loco un evento per le famiglie, e vogliamo andare anche nelle scuole. Chissà che i ragazzi non siano i primi a dare l’esempio ai genitori. Il nostro messaggio è semplice e chiaro: non sporcare.
E così, tra un sacco riempito e una strada restituita al suo ordine, questi sessantaduenni continuano a tessere una presenza discreta ma tenace. Come se, in fondo, pulire fosse anche un modo per restare legati a un luogo; per dirgli che conta ancora qualcosa.
Davide Zardo

