Mede, una raccolta fondi per Angelica

Obiettivo raggiunto (40mila euro) per la campagna “Una macchina per Angelica”, che ha permesso di raccogliere 15mila euro da offerte pervenute attraverso la piattaforma Gofoundme e il resto da un’azienda che ha voluto restare nell’anonimato. La raccolta di fondi era nata ai primi di ottobre per permettere a Paolo Salice e a Michela Lazzarin, originari di Mede, di acquistare un automezzo per la figlia Angelica di otto anni, affetta dalla sindrome di Rett. Questa rara patologia neurologica dello sviluppo, che colpisce prevalentemente soggetti femminili, interessa il sistema nervoso centrale, ed è una delle cause più diffuse di un grave deficit cognitivo.

LA MALATTIA «La malattia – spiega la mamma di Angelica – è caratterizzata da una fase iniziale di sviluppo normale della bambina, che subisce successivamente un arresto tra i 6 e i 18 mesi di vita. Le capacità psicomotorie acquisite regrediscono velocemente, parallelamente alla comparsa di movimenti stereotipati delle mani e possono essere anche presenti respirazione irregolare, anomalie dell’elettroencefalografia, ed epilessia, a volte molto gravi. Purtroppo Angelica ha già tutto, epilessia compresa, fa pochi passi e raramente».

Spesso non riesce a comunicare e a fare; comprende però, ed è imprigionata nel suo corpo che non risponde.

UN AIUTO INSPERATO La campagna “Una macchina per Angelica” attraverso la piattaforma web Gofoundme ha permesso in pochi giorni di raccogliere con 274 donazioni 15.945 euro su un obiettivo di 40mila, necessari ad acquistare un veicolo che consenta di caricare la carrozzina posturale di Angelica così com’è, con una pedana, senza doverla caricare e scaricare ogni volta. «Pochi giorni fa – scrive Michela sul sito di Gofoundme – siamo stati contattati da un’azienda che vuole rimanere anonima, che ha preso a cuore la nostra Angy e la sua raccolta fondi e ha deciso di coprire l’intero importo che manca al saldo della nostra raccolta. Decidere di fare questa raccolta fondi ci spaventava tanto. È difficile chiedere aiuto, mettendosi sotto i riflettori e nelle mani di tante persone sconosciute. Si ha sempre paura di sbagliare, di essere analizzati, giudicati o compatiti. Tutte queste paure però, le abbiamo sconfitte pensando al bisogno della nostra meravigliosa bambina. Quel che le serviva era più importante di quel che le nostre emozioni e paure potessero contare. E voi siete stati, invece, una marea di amore, dolcezza, supporto e vicinanza».

Davide Zardo

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