Nella quiete della notte tra giovedì e venerdì, quando la città dorme e persino le campane tacciono, qualcuno ha forzato una finestra della chiesa di Sant’Antonio, la “chiesa dei frati”, come tutti la chiamano a Mortara. È entrato in silenzio, con passo sicuro, come se conoscesse bene quel luogo sacro, e ha rovistato negli uffici parrocchiali fino a trovare una busta con dentro 500 euro: erano le offerte dei fedeli, i soldi raccolti durante le messe, il frutto della generosità di una comunità.
AL MATTINO LA SCOPERTA Non ha lasciato segni evidenti, se non qualche cassetto spalancato e l’amaro senso di violazione che si respira quando un luogo di preghiera viene toccato da mani estranee. Il furto è stato scoperto solo la mattina dopo. Il parroco, incredulo, ha chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata in breve tempo, ha ispezionato la finestra forzata, gli uffici, la stanza dove si trova la caldaia: segni di effrazione, disordine, e quel vuoto che lascia ogni furto, anche piccolo.
RUBATI 500 EURO Cinquecento euro non sono una cifra enorme, ma rappresentano molto per una parrocchia: le offerte destinate ai bisognosi, ai lavori della chiesa, alle spese quotidiane. È il gesto, più del danno materiale, a pesare di più. Chi ha agito sapeva dove mettere le mani, secondo i carabinieri. Eppure nessuno ha visto o sentito nulla. La chiesa dei Frati non è nuova a episodi simili: anni fa ci furono altri furti, tanto che allora furono installate delle telecamere di videosorveglianza. Ma il tempo, si sa, tende a spegnere la diffidenza e a riaccendere la fiducia.
Ora quella fiducia dovrà ricominciare da capo, insieme alle indagini che tenteranno di restituire un volto a chi, in una notte silenziosa, ha violato la pace di un luogo amato da tutti i mortaresi.
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