Chi non ama baci e abbracci difficilmente si troverà a proprio agio con “La Chiocciola”, l’associazione fondata nel 2015 a Garlasco da Annalisa Zanotti. Lo sanno bene i bambini che in luglio (nelle prime due settimane erano un centinaio, poi molti sono andati in vacanza) hanno affollato la sede di via Realetta per il centro estivo inclusivo “Cuerdas”.
UNA RETE D’AMORE Cuerdas: corde, come quelle che legano le persone tra di loro, in una rete di amore e amicizia. Quella che si è creata tra gli oltre trenta ospiti con disabilità che hanno accolto per cinque giorni alla settimana decine di bambini da 6 a 13 anni, giocando con loro e guidandoli alla scoperta delle attività del centro insieme a educatori e animatori. Una di questi è Carola, la responsabile della piccola fattoria: cinque cani (tra cui un pastore maremmano sordo e cieco di 8 anni, appena arrivato), i cavalli Trilly e Wendy, una capretta, galline americane dalle robuste zampe pelose, un porcellino d’India. E un piccolo merlo appena nato. «Io da grande – salta su a un certo punto una bimba – voglio fare la veterinaria».

I ragazzi del centro sono ben organizzati: mentre Carola mostra gli animali ai bambini, attentissimi, Leo pulisce la stalla dal letame che andrà a fertilizzare l’orto, e Lucio molla la carriola e prende l’innaffiatoio. Intanto, in un padiglione all’aperto un altro gruppo di bambini fa i compiti delle vacanze; a pochi metri dalla fattoria si gioca e si impara con cartelli colorati che dettano ordini (ballare, stare seduti, cantare); sul campo di volley sei sportivi “innovatori” si cimentano in una partita che consente anche di toccare la palla coi piedi; in un altro gazebo si provano i canti dello spettacolo per la festa di chiusura; alcuni piccoli sfrecciano in bicicletta per il vasto appezzamento; Simone e Stefano cambiano l’acqua alla vasca delle tartarughe (sono tantissime, almeno una dozzina) mentre dei bimbi giocano con un camioncino che riempiono di terra e sassi.
FORTUNATI E PURI C’è un ospite della comunità che mi prende subito in simpatia, si chiama Roby e ha la testa rasata. Appena mi vede, mi abbraccia e mi stampa due baci sulle guance. «Quanti capelli ha, quest’uomo qui!», esclama, ridendo. Poi aggiunge: «Ma io sono più fortunato di te». Anche un ragazzino mi corre incontro per stringermi in un forte abbraccio. Non mi conosce, ma si fida di me. È per questo che i ragazzi della comunità e i bambini vanno così d’accordo: sono puri.
Mentre mi aggiro per il centro, dove ci sono anche tre piscine gonfiabili e un calcio-balilla, faccio amicizia con un giovane che a un certo punto mi fa: «Sei un po’ storto». Mi raddrizzo e lui si offre di presentarmi la sua “morosa”. D’accordo, gli dico. Mi guida fino a un gruppo di educatrici, indica la più carina: «É quella». E scappa via a testa bassa. «Ma lei lo sa?», gli chiedo dopo averlo raggiunto. E scoppiamo tutti e due a ridere. Per il pranzo mi unisco ai ragazzi della Chiocciola, che mangiano nel salone, mentre i bambini stanno in uno dei padiglioni esterni con Annalisa e gli animatori. Pure qui l’organizzazione è perfetta: sul momento si decide chi serve a tavola e chi sparecchia.

KM ZERO Come primo, pasta col pesto preparato col basilico dell’orto, a km zero. E verso la fine, al momento di scegliere tra albicocche, mele e ciliegie, un annuncio seguito da un applauso: «Oggi anche Ema mangia la frutta!». Dopo mangiato, su un divano-altalena che mi chiedono di spingere, tre bambine di 6 anni (Bea, Cloe e Ludo) mi sottopongono a un vero e proprio terzo grado: «Sei un vampiro? Hai i denti da vampiro. Mordi?». Una volta stabilito che ho i canini molto appuntiti ma che sono un vampiro buono e non mordo i bambini, mi trovo a fare da mediatore fra le tre diavolette che iniziano a litigare per il possesso a turno di un Cicciobello e di uno specchietto. Nel salone Martina Intano tiene una lezione di danza-terapia, in cui la siciliana Giuseppina, che oggi legge Cicerone e ogni giorno dice «Domani non vengo», si muove tra veli colorati con la grazia di un’odalisca, ricevendo un sacco di complimenti. Alle quattro i bambini tornano a casa, sporchi di terra da capo a piedi ma pieni di gioia. Ripenso alle parole di Roby: «Io sono più fortunato di te». Ha proprio ragione.
Davide Zardo



