«La stanza è libera, ma vogliamo un coinquilino italiano»: una risposta shock, umiliante, soprattutto per chi, oltre a essere uno studente, un lavoratore e un atleta di successo, è anche cittadino italiano dal 2022. E’ quello che è successo a Menin Hubert Don, 26 anni, durante la ricerca di un alloggio a Pavia, città dove studia e lavora: di origine ivoriana, dopo l’infanzia e l’adolescenza passata a Vigevano (elementari alla Don Milani, medie al Bussi e diploma al Caramuel) si è spostato nel capoluogo per proseguire gli studi a Bioingegneria, continuando a coltivare anche le proprie doti da quattrocentista tra le fila della 100 Torri.
Un giovane adulto come tanti, che nella sua ricerca dell’indipendenza si è trovato vittima di un episodio di razzismo: rispondendo a un annuncio su Facebook relativo all’affitto di una stanza, si è infatti sentito rispondere che l’inquilino che stavano cercando doveva essere preferibilmente italiano. Cosa che Don è, nonostante l’opinione dei locatori basata esclusivamente su un’analisi superficiale del colore della sua pelle: «Non preoccupatevi non è colpa vostra, ma è colpa di uno stato che si rifiuta di educare i propri figli, è colpa di uno stato che non riconosce di avere un serio problema, è colpa dello stesso stato che non accetta lo straniero ma è pronto ad approfittare dello stesso – è l’amara constatazione espressa dallo studente – in altre situazioni sarei rimasto in silenzio ma ho imparato che “chi tace acconsente” perciò rifiuto di essere complice di questa vergogna, non posso sopportare che la generazione dopo la mia sia costretta ad accettare tutto ciò».
Dopo aver fatto uscire la sua storia, tramite i social e la stampa, l’atleta ha ricevuto numerosi attestati di solidarietà, ma anche tante storie simili di ordinaria discriminazione: «Spero che questa non isolata vicenda sia un messaggio di incoraggiamento a tutte le persone che si vedono costrette ad accettare discriminazioni di ogni tipo, a non abbassare la testa».
Af

