Vigevano, storia del Carmine

In occasione della festa del Carmine, sulle pagine de L’Araldo racconteremo, con un “viaggio” in due episodi, la storia della presenza secolare della Confraternita su suolo ducale.

Nella XXII sessione del Concilio di Trento del 17 settembre 1562, fu stabilito che i vescovi dovevano curare le organizzazioni laicali con l’indicazione al loro incremento e con l’obbligo di controllarne le pratiche devozionali e le attività caritative.

CARLO BORROMEO Attivo operatore di tale fase del Concilio fu il cardinale Carlo Borromeo, il quale, assunta nel 1566 l’effettiva guida della diocesi di Milano di cui era arcivescovo, profuse intelligenza e solerzia all’eterna salvezza delle anime. Tra le sue notevoli riforme ecclesiali risulta interessante la rinnovata disciplina delle confraternite laicali la quale veniva estesa alle confraternite di tutte le diocesi suffraganee della Chiesa metropolita di Milano, compresa Vigevano.Nel secondo Cinquecento successivo al Concilio di Trento, venivano fondate in Vigevano ben quattro confraternite laicali, ossia: la confraternita di San Bernardo (1575, nella omonima chiesa); la confraternita di San Rocco (1576, nell’omonima chiesa che era posta nell’attuale Via Pompei); la confraternita dell’Annunziata (1583, nella chiesa della Madonna degli Angeli); la confraternita della Morte (1599, nella chiesetta di Santa Maria dei pesci, presto trasferita nella nuova chiesa della Madonna della Neve). Ed ecco, pochi anni dopo, apparire l’istituzione in Vigevano della Confraternita della Beata Vergine del Carmine nella chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire.

LA CONFRATERNITA Infatti, il 3 luglio 1602, il vescovo di Vigevano mons. Marsilio Landriani, forte dei dettami conciliari sull’istituzione delle aggregazioni laicali poste sotto il diretto controllo del vescovo, concedeva l’erezione della Confraternita laicale maschile della Beata Vergine del Carmine posta nella chiesa vigevanese di Santa Margherita in contrada di Valle. Il 17 luglio successivo, il Vicario Generale diocesano Giovanni Antonio Acciaro redigeva il giuridico strumento per la canonica erezione. Il 24 luglio, il Vicario Generale dell’Ordine Carmelitano (originario, classico, dell’antica osservanza), frate Paolo Brunelli da Poponisco, aggregava la Confraternita vigevanese all’Ordine dei Frati della Beatissima Vergine del Monte Carmelo. E il Priore Generale di tale antico Ordine Carmelitano, frate Enrico Silvio da Mezzovico, con lettera del 28 agosto di quel 1602, concedeva al rettore dell’ospitante chiesa di Santa Margherita la facoltà di benedire gli scapolari o abitini per le persone devote alla Madonna del Carmine, con annesse indulgenze. Ho ribadito che l’aggregazione della nuova Confraternita è avvenuta con l’Ordine Carmelitano “originario, classico, dell’antica osservanza”.

La precisazione è doverosa poiché in quel 1602 erano in atto due rami dei Carmelitani, ossia “l’Ordine dei Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo” antico di quattro secoli, e l’Ordine dei Frati Carmelitani Scalzi, del secondo Cinquecento.

I DUE RAMI L’Ordine antico risale all’esperienza religiosa degli eremiti del Monte Carmelo dell’Alta Galilea che si ispiravano alla fedeltà a Dio espressa dal profeta Elia. Nel 1206 ottennero la regola o “forma di vita per i fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo” redatta dal Vescovo Alberto Avogadro Patriarca di Gerusalemme. E’ bene ricordare che Sant’Alberto Avogadro è stato Canonico Regolare dell’Abbazia di Santa Croce di Mortara e Priore Claustrale dal 1180 al 1184. Papa Innocenzo III lo elevò a Patriarca di Gerusalemme nel 1205 e qui Sant’Alberto stilò la regola dei Carmelitani che fu approvata da papa Onorio III nel 1226 e confermata come canonica Regola Carmelitana da papa Innocenzo IV con la bolla “Quae honorem Conditoris omnium” del primo ottobre 1247. Invece, l’Ordine dei Carmelitani Scalzi proviene dalla riforma promossa dai carmelitani spagnoli Teresa di Gesù e Giovanni della Croce. Infatti, nel 1562 Teresa d’Avila ottenne dalla Penitenzieria apostolica il permesso di istituire in Avila un monastero femminile dedicato a San Giuseppe ove le monache seguissero la regola di disciplina austera carmelitana; e così anche Giovanni della Croce nel 1568 iniziò la corrente dei frati di severa osservanza della regola carmelitana fondando il convento spagnolo di Duruelo.

Sia le monache, sia i frati, tra le varie rigide imposizioni, avevano l’obbligo di andare scalzi, o al più portare le “alpargatas” ossia i sandali di canapa: da tale disposizione, i religiosi vennero denominati “Scalzi”. Le due correnti, di tradizione e di rinnovamento, rimasero per qualche tempo nell’ancora antico unico Ordine Carmelitano nell’obbedienza al Priore generale dell’Ordine, ossia a frate Giovanni Battista Rossi (1564-1578) e a frate Giovanni Battista Caffardi (1580-1592), finché, per notevoli contrasti interni, nel Capitolo generale tenuto a Cremona nel 1593 fu sancita la divisione dell’Ordine in Carmelitani dell’antica osservanza o “calzati” e in Carmelitani “scalzi”. I Carmelitani calzati elessero come loro Priore Generale frate Giovanni Stefano Chizzola, mentre i Carmelitani scalzi elessero come loro Preposito Generale frate Niccolò di Gesù Maria (Doria). Papa Clemente VIII, di fronte a tale insanabile frattura, ratificò la divisione con la bolla “Pastoralis officii” del 20 dicembre 1593. (prosegue)

Marco Bianchi

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