Sfiducia in un futuro che sembra sempre meno roseo, per lo meno in Italia. Crollano le aspettative che i le nuove generazioni hanno riguardo al domani, una visione che si è aggravata ancora di più dopo la pandemia.

È quanto emerge dal rapporto realizzato dal Censis per il Consiglio nazionale dei giovani e presentato in ottobre, studio da cui è risultato che il 49% dei ragazzi prova incertezza riguardo al proprio futuro, il 30% ansia, mentre solo il 21% si ritiene ottimista, dati paragonabili a quelli del sondaggio condotto da L’Araldo tra i ragazzi di Vigevano e della Lomellina LINK.

I giovani percepiscono il futuro come ignoto e spesso sentono di non avere ricevuto gli strumenti adatti per poterlo affrontare. A creare una maggiore incertezza la mancanza di miglioramenti e benessere per le nuove generazioni, così come le scarse inclusività e meritocrazia, che entrano in gioco insieme a una serie di fattori economici, sociali e psicologici e che, nel corso di questi ultimi anni, hanno minato le certezze dei ragazzi, spesso spingendoli a cercare una solidità all’estero e non più “combattendo” in Italia.

Una situazione che si ripropone con maggiore gravità nelle realtà più piccole come la Lomellina, un territorio sempre meno a misura di giovane e in cui sempre meno i giovani pensano di potersi realizzare. A dare conferma di quello che è un quadro generale, delineato tanto dal Censis quanto dall’inchiesta de L’Araldo, e a raccontare incertezze e speranze, tre ragazzi vigevanesi come metafora di una generazione che avrebbe voglia di costruire le basi del proprio futuro.

a cura di Rossana Zorzato

1Beatrice Bellazzi: «Ci sono poche opportunità e non troppo agevoli»

Beatrice Bellazzi neodottoressa
La neodottoressa in ostetricia, Beatrice Bellazzi

Avere una laurea, al giorno d’oggi, non è sinonimo di fiducia nel futuro, anche se la speranza è pur sempre l’ultima a morire. Beatrice Bellazzi, giovane neolaureata in ostetricia presso l’Università degli studi di Pavia, prova un misto di entusiasmo e paura. «Le prime sensazioni che mi vengono in mente pensando al futuro – racconta Beatrice – sono di curiosità e di scoperta nel momento in cui mi preparo ad accedere al mondo lavorativo. Non nascondo però che c’è anche il timore di fallire e di non soddisfare le aspettative che mi sono prefissata».

Una situazione di incertezza che il nostro paese tende a non attenuare, viste le scarse opportunità di crescita professionale offerte ai ragazzi che iniziano a lavorare. «Ascoltando i telegiornali e informandomi tramite i social media – continua la neodottoressa – ritengo che le prospettive lavorative in Italia non siano delle migliori. Spesso un giovane neolaureato non riesce a trovare subito lavoro nel suo ambito di studi e questo desta non poche preoccupazioni. Nonostante tutto mi ritengo fortunata in quanto, nel mio ambito ovvero quello sanitario, sembrano esserci più possibilità rispetto ad altri settori».

Un Paese l’Italia che, al di là delle dichiarazioni elettorali, non lascia molto spazio ai giovani, molti dei quali decidono di andare all’estero. «Ritengo che le opportunità, seppur poche, esistano – conclude Beatrice – però non sono così agevoli. Il sistema che percepisco, improntato sul guadagno e sui numeri, non lascia sicuramente lo spazio necessario ai ragazzi per emergere qualitativamente».

2Sara Zidan: «Voglia di costruirmi un futuro in Italia»

Sara Zidan
L’ex studentessa del Casale, Sara Zidan

Intraprendere la strada giusta per costruire il proprio futuro. È la speranza di tanti ragazzi italiani, ma anche di tanti giovani stranieri che hanno fatto dell’Italia il paese in cui dare vita ai loro progetti di vita. È il caso di Sara Zidan, ragazza di ventun anni di origini egiziane che vive a Vigevano ormai da parecchi anni, dove ha frequentato l’Istituto Casale, seguendo l’indirizzo Sistemi Informativi Aziendali. Nonostante il clima di incertezza, Sara ha comunque le idee chiare sull’intenzione di restare in Italia. «Se penso al mio futuro – racconta – provo un po’ di paura: paura di deludere i miei o di sentirmi “inutile”. Inizialmente avevo scelto di frequentare l’università entrando in una facoltà scelta dai miei genitori, ma a causa di alcune difficoltà ho deciso di interrompere gli studi».

Il timore per l’avvenire è legato anche al fatto che lo Stato non sembra attuare politiche rivolte ai giovani. «Mi preoccupa che la maggior parte delle offerte di lavoro si basino su contratti a tempo determinato e con stipendi molto bassi – continua – il che rende ancora più difficile raggiungere il benessere familiare o, per un giovane, costruirsi un futuro solido». Vista dagli occhi di una ragazza l’Italia sembra non essere un paese per giovani o almeno denota poche attenzioni verso di loro. «Secondo me – conclude Sara – l’Italia è un paese che dà più spazio agli anziani, basti vedere la classe dirigente. Inoltre anche accedere al mondo lavorativo risulta sempre più difficile per noi giovani».

3Andrea Picello: «Vigevano non è una città per giovani»

Andrea Picello
L’ex studente del Casale, Andrea Picello

Il miraggio di prospettive future all’estero fa tanta gola ai giovani italiani che sempre più spesso lasciano l’Italia per trovare la giusta realizzazione lavorativa oltre confine. Ma sarà proprio così o è uno specchietto per le allodole? A parlarcene, Andrea Picello, ex studente dell’Istituto Casale di Vigevano, che più di una volta ha accarezzato l’idea di espatriare. «Fino a due mesi fa – racconta Andrea – il mio obiettivo era quello di andarmene, trasferirmi in un paese come la Spagna di cui ho studiato la lingua. L’idea che ho degli altri stati è che, oltre a dare più possibilità ai giovani sia sul fronte lavorativo sia su quello delle attenzioni, possono fornire le giuste esperienze, che qui non vedo possibile conseguire. La scelta di andare all’estero infatti sarebbe stata ideale per acquisire competenze diverse e soprattutto per imparare bene una lingua straniera».

Dal punto di vista lavorativo, Andrea sembra un po’ più cauto. «Per quanto riguarda le opportunità professionali direi che più o meno la situazione non cambia rispetto all’Italia – continua – all’inizio mi ero focalizzato su Madrid e, dopo un’attenta valutazione, ho constatato come gli stipendi siano più o meno gli stessi rispetto a quelli italiani». Opportunità che è possibile cogliere anche qui in Italia, ma non restando a Vigevano. «Milano resta il porto sicuro del lavoro rispetto a Vigevano – conclude Andrea – città che purtroppo vedo più accessibile dal punto di vista dei prezzi rispetto al capoluogo lombardo, ma è ferma da quello del mercato».