Vigevano, le note “segrete” dello Stabat Mater

Lo Stabat Mater di Alessandro Della Ciaia verrà eseguito in Italia per la prima volta domenica 14 maggio alle 16.30 nella chiesa di San Pietro martire a Vigevano, insieme al Judicium extremum di Giacomo Carissimi.

E’ frutto del lavoro di un laboratorio della docente Francesca Torelli seguito da studenti di numerose classi del Conservatorio di Milano (canto, canto barocco, musica vocale da camera, violino, violino barocco, tromba rinascimentale e barocca, viola da gamba, liuto, fagotto barocco, clavicembalo).

L’ARTISTA L’ensemble vocale e strumentale Andromeda è costituito da studenti del Conservatorio e da esterni frequentanti il laboratorio. «Alessandro Della Ciaia, compositore senese vissuto nel Seicento, – spiega Francesca Torelli – è ad oggi quasi sconosciuto: era un nobile, e a quel tempo col suo status sociale si riteneva “sconveniente” riconoscere pubblicamente di essere un musicista professionista. Sappiamo però, da un libro di un letterato coevo, che compose moltissima musica, soprattutto sacra, pubblicandone almeno tre volumi, due dei quali ci sono pervenuti. La qualità delle sue composizioni è alta e innovativa, particolarmente ardita dal punto di vista del trattamento delle dissonanze. La musica di questo Stabat Mater ha una notevole intensità, che unita al drammatico testo coinvolge fortemente le emozioni dell’ascoltatore, pur provenendo da secoli di distanza e da un autore passato inosservato nella storia della musica».

DIO Vigevano - San Pietro martire
San Pietro martire (Vigevano)

MUSICA SACRA Iudicium extremum di Carissimi è invece un oratorio molto noto, tuttavia scarsamente eseguito, forse per l’imponenza e l’impegno del suo organico vocale: undici diverse parti vocali divise in tre cori. I suoi punti di forza sono totalmente diversi da quelli dello Stabat Mater e consistono in buona parte nella solennità e senso di potenza e ineluttabilità che comunica. «Carissimi e Della Ciaia – prosegue Francesca Torelli – sono dunque due autori operanti nell’Italia centrale nello stesso periodo: il primo musicalmente molto prolifico e di valore riconosciuto all’epoca e fino ad oggi; il secondo noto invita solo localmente e poi dimenticato. Nonostante ciò l’oratorio di Della Ciaia sperimenta in sé molto di più di quello di Carissimi, forse proprio perché Della Ciaia era libero dal vincolo di un incarico lavorativo ufficiale nell’ambito della Chiesa, ruolo in cui la musica sarebbe stata ancora influenzata dai dettami compositivi della Controriforma. Judicium extremum invece colpisce per la sua costruzione ineccepibile, semplice, ma che trasmette un senso di grandiosità. Ci è parso un buon accostamento per presentare due aspetti diversi e importanti della musica sacra del Seicento italiano».

Davide Zardo

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