Oratori / Un campetto non basta più, verso una nuova pastorale

Un campo da calcetto e un biliardino non bastano più. Nel 2023 il modello tradizionale di oratorio, a “trazione clericale” col parroco seduto al tavolo o in mezzo al cortile e il classico volontario sempre presente per aprire, chiudere e gestire il bar, non è più possibile. Don Paolo Butta, vice direttore del Servizio per la pastorale giovanile e gli oratori, spiega che

in passato tutto era sostenuto da una tradizione consolidata e dalla presenza di giovani e clero, ora non è più così

e l’oratorio è chiamato a «lasciarsi provocare e mettere in discussione dalle urgenze e dai bisogni del nostro tempo», come affermava già nel 2013 la “Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori” della Cei.

MODELLI Si tratta di una trasformazione che avviene nel più ampio contesto della mutazione del governo pastorale e della struttura delle parrocchie, che risponde da un lato a un dato demografico – la diminuzione dei presbiteri, la diminuzione dei giovani e, tra questi, di quelli battezzati – e dall’altro lato alla necessità di rispondere alle mutate esigenze spirituali, sociali, educative delle comunità. Nel caso specifico gli Oratori delle Diocesi Lombarde hanno dedicato il dodicesimo volume della collana “Sguardi” al tema delle “Nuove forme di regia” che si possono adottare in ambito oratoriale, che sono già in funzione in Lombardia e che si possono ricondurre a tre modelli: la guida, il direttore volontario con educatori professionali, l’équipe educativa.

oratorio mede

AL VOLANTE Il primo è stato sviluppato in particolare dalla diocesi di Brescia e prevede la presenza di un Consiglio dell’oratorio di cui fanno parte il sacerdote, i rappresentanti dei principali gruppi attivi e la guida. Quest’ultima non coincide con il parroco, può essere il vicario quando questo è presente oppure un laico o una famiglia. Secondo le linee guida stilate nel quadro bresciano, si configura come «un punto di riferimento operativo», che ha

un mandato esplicito della propria comunità parrocchiale, previa approvazione diocesana

e che «potrà essere retribuita per il servizio prestato», nel quale rientrano attenzione a suggerimenti, bisogni e accompagnamento delle persone presenti in oratorio, valorizzazione delle capacità, coordinamento delle azioni educative, sostegno alla comunità educativa, confronto con il Cdo, allargamento della partecipazione, individuazione dei responsabili delle attività. La regia compete alla guida, coadiuvata dal Cdo.

IN DIREZIONE Diverso il caso del direttore volontario accompagnato da educatori professionali, un assetto su cui ha lavorato in particolare la Pastorale giovanile della diocesi di Milano. La direzione è affidata a un laico che svolge il suo incarico a titolo volontario, è espressione della comunità e agisce in sinergia con la figura del prete. A lui spetta il compito di coordinare gli educatori, che possono essere volontari o retribuiti, figure che da un lato devono avere un profilo professionale ben delineato e dall’altro devono rispondere a un profilo “spirituale” all’insegna «dell’annuncio del Vangelo e del servizio alla Chiesa», come si legge nel documento d’indirizzo elaborato dalla Pastorale giovanile. La regia è affidata al direttore, coadiuvato da Cdo ed educatori.

Garlasco in oratorio don Bosco
Garlasco – oratorio don Bosco

LA SQUADRA Infine l’équipe educativa, una modalità che è emersa nella diocesi di Bergamo. Nelle linee guida diocesane ogni oratorio è chiamato a individuare «un gruppo di persone tendenzialmente adulte (una decina di persone al massimo) avente l’obiettivo di custodire le finalità e le istanze fondamentali dell’oratorio: un intreccio tra Vangelo e vita», che coniuga la dimensione dell’annuncio e della proposta di una “vita buona” a quella educativa. Le persone sono selezionate secondo criteri quali esperienza di fede, sensibilità ecclesiale, passione educativa, generosità e disponibilità di tempo e sono coinvolte in un servizio volontario che mira a rafforzare il legame tra oratorio e comunità parrocchiale, individuare la linea educativa, coordinare le diverse attività interne e costruire alleanze con le altre agenzie educative del territorio. Le équipe non sostituiscono il Cdo, che può essere presente o meno, perché se questo è composto guardando alla rappresentatività, quelle si concentrano su capacità progettuale e competenze. La regia appartiene all’équipe.

NUOVO MONDO Tutti e tre i modelli prevedono che il sacerdote perda una parte della sua centralità, che ancora mantiene, per non essere più una figura isolata o «necessariamente apicale», ma di fatto il nodo principale attorno al quale si costruisce una rete in cui i laici trovano nuove responsabilità e nuovi compiti. Non a caso a loro si chiede, secondo il testo degli Odl, «una certa sensibilità ecclesiale», di «conoscere la pastorale e le sue finalità», di «avere un’attenzione particolare per le questioni educative (pedagogiche)». Entrano in campo competenze specifiche che sono individuate nella capacità di progettazione, di costruire legami con territorio e istituzioni, di coordinamento, di animazione del “cortile”, di leadership, di coinvolgimento della comunità cristiana, spirituali, pedagogiche.

Il nuovo parco giochi della parrocchia Sacro Cuore

NUMERI E’ una sfida impegnativa, che coinvolge direttamente le Diocesi nella definizione di nuovi orizzonti organizzativi e pastorali che faticano sempre più a essere ricondotti alla sola dimensione parrocchiale. Nel 2015 Ipsos aveva fatto un censimento della realtà lombarda, individuando in tutto 3068 parrocchie, di cui 2307 con oratorio, 66 con oratorio non utilizzato, 695 che ne erano prive. Nella diocesi di Vigevano a fronte di 86 parrocchie erano 46 gli oratori, 2 quelli inattivi, 38 le situazioni in cui mancavano. Nel territorio della diocesi di Milano, su cui il rapporto faceva un approfondimento, in quasi tutte le realtà erano presenti servizi igienici (99%), aree giochi all’aperto (98%), aule incontri (97%), impianti sportivi all’aperto (95%), sale ricreative (91%), bar (90%), saloni (83%); meno presenti spogliatoi (80%), cucine (77%), segreterie (73%), aule multimediali (57%), cappelle (55%), sale teatro/cinema (49%) o per musica (36%); ancora meno campi sportivi al coperto (26%), strutture per residenzialità comune (14%). A livello lombardo il 74% degli oratori segnalava almeno una struttura che richiedeva una ristrutturazione, nel 28% dei casi gli impianti sportivi, nel 23% i bagni, nel 20% i cortili, nel 20% le sale riunioni e gli spogliatoi, nel 15% i bar. Quanto alla presenza, l’11% dei ragazzi lombardi tra i 13 i 18 anni frequentava l’oratorio (57mila), il 3% dei giovani tra 19 e 30 (34mila), l’1% degli over30 (quasi 88mila).

Giuseppe Del Signore

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