L’Acat (Associazione dei club alcologici territoriali, fino al 2010 denominata Associazione dei club degli alcolisti in trattamento) è un’associazione privata, autonoma, che si definisce come una comunità multifamiliare. «Il Cat nasce a Mede nel marzo 1992 – spiega la dottoressa Chiara Monti, medico in pensione – in occasione di un convegno tenuto dai carabinieri nella chiesa parrocchiale sui rischi della dipendenza dalla droga. A un certo punto un signore si alza, va verso il tavolo dei relatori e dice: “Guardate che la droga non è l’unica dipendenza: c’è anche l’alcool”. Si decide di formare un gruppo di volontari per creare uno sportello apposta, e qualche giorno dopo quel signore viene da me e mi chiede di diventare la referente del gruppo, perché nessuno è disponibile. Non so come, ho accettato e in tutti questi anni abbiamo aiutato una cinquantina di persone a uscire dalla dipendenza dell’alcool».
COME FUNZIONA L’Acat ha come scopo il cambiamento del comportamento e dello stile di vita delle famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi attraverso il conseguimento della sobrietà di tutta la famiglia, il recupero e l’ampliamento delle proprie relazioni, risorse e attitudini, progetti di vita, secondo un approccio sistemico-familiare. Opera attraverso incontri settimanali ai quali partecipano un volontario adeguatamente formato e le famiglie: la presenza dell’intera famiglia permette a tutti i suoi componenti di mettersi in discussione per superare con serenità le difficoltà, le recriminazioni e le eventuali ricadute. Non è un cambiamento facile: per questo il Club sa attendere tutto il tempo necessario a ciascuno. L’eventuale rifiuto alla partecipazione agli incontri di Club di un componente della famiglia, che viva direttamente il problema o che sia un familiare, non costituisce una barriera: si lavora con chi intanto è disponibile a mettersi in gioco tramite la condivisione delle esperienze, l’amicizia, l’amore, la solidarietà, mentre nella mente di ognuno e di tutti sono ben presenti i legami, sereni o tempestosi che siano, con chi per il momento rimane a casa.
LA STORIA L’Acat ha aperto il primo Club a Pavia, grazie anche alla collaborazione e al sostegno del Comune, nel novembre 1985 e attualmente conta cinque club in città e tre nelle immediate vicinanze (uno a Travacò Siccomario, uno a Cava Manara, uno a Massaua di Torre d’Isola). Nella provincia di Pavia sono attivi altri otto Club. Tra questi il Cat di Mede, diretto da Chiara Monti e Adriana Pozzato, che attualmente ha in carico 5 persone e si riunisce ogni martedì sera nella Casa della Carità di via Cavour.
IN LOMELLINA La presenza di diverse realtà nel contesto territoriale si spiega anche con l’incidenza dell’abuso di alcol sul territorio. Ad esempio in una città come Mede, con 15 bar e 4 supermercati, la dipendenza non è facile perdere. La dottoressa Monti è affiancata da Adriana Pozzato, che in famiglia aveva un doppio problema, dato che bevevano sia il padre sia il marito. «Papà è morto a 72 anni, mio marito ha fatto in tempo a smettere per qualche anno, poi è mancato anche lui. Adesso l’uso dell’alcool è aumentato nei giovani, che vogliono sballarsi e non lo riconoscono come problema».
Davide Zardo

