Settimana sociale / Documento preparatorio, parola chiave partecipazione

La democrazia non può esistere nel disinteresse.

Ecco perché la vera parola chiave del Documento preparatorio della cinquantesima Settimana Sociale è “partecipazione”, allo stesso tempo una tradizione e una sfida.

In maniera emblematica il sottotitolo dell’appuntamento “Al cuore della democrazia”, in programma a Trieste a luglio 2024, è “partecipare tra storia e futuro”, perché da un lato questo è un tratto comune dell’esperienza italiana e cristiana, dall’altro lato quest’azione richiede un aggiornamento per rispondere alle sfide del mondo odierno e alle esigenze delle persone e delle comunità di oggi.

La partecipazione alla vita civile assume nomi sempre nuovi – si legge nel testo – la possiamo riconoscere nella perdurante vitalità dell’associazionismo e del terzo settore; nell’emergere di una nuova economia civile animata da imprese e cooperative orientate alla responsabilità sociale

«Nell’attività di amministratori capaci di ascoltare e interpretare in modo responsabile e lungimirante i bisogni emergenti da città e territori; nella costruzione di percorsi di progettazione dal basso per una cura condivisa e partecipata del bene comune; nella spinta propulsiva dei giovani per la cura dell’ambiente, a partire dai loro contesti di vita; nell’impegno di tante Chiese locali per la costruzione delle comunità energetiche, preziosa eredità della Settimana Sociale di Taranto».

IMPEGNO Quella di Trieste intende lasciarne una a sua volta, all’insegna di un nuovo modo di vivere l’appartenenza. «Il futuro del Paese richiede persone capaci di mettersi in gioco e di collaborare tra loro per rigenerare gli spazi di vita, anche i più marginali e affaticati, rinforzando la capacità di scegliere democraticamente e di vivere il potere come un servizio da condividere. È una sfida che riguarda tutti i cittadini». E che si gioca in sei campi diversi, il primo appunto è la partecipazione che «rivela la giovinezza della democrazia, la condivisione di valori, la stessa identità di una comunità» e che «non attiene solo al campo del fare», ma «coinvolge anche la dimensione culturale e spirituale, la capacità di pensiero e di parola, la creatività e l’immaginazione» acquisendo in questo modo dimensione politica. La seconda è la crisi nelle sue «diverse componenti», cioè sociale, climatica, geopolitica, migratoria, tasselli che si uniscono e che si collegano al terzo asse, quello della «frustrazione del sogno di pace e di democrazia», con la guerra che è tornata anche nel centro dell’Europa (altrove non si è mai smesso di combattere) e la democrazia «che appare in difficoltà sia dal punto di vista della tenuta delle istituzioni sia da quello del coinvolgimento popolare nei processi decisionali», col risultato di impoverirsi in un processo formale-burocratico generando «disillusione, frustrazione, disinteresse, spinte individualiste che lasciano poco spazio per pensare il futuro e costruire il bene comune».

CON O SENZA La tentazione è di rinchiudersi in una bolla, cosicché la quarta dimensione della sfida è quella di un’Italia “senza”; «senza cittadini, senza abitanti, senza fedeli, senza lavoratori». Il Documento preparatorio richiama il rapporto Censis, che descrive «una scuola “senza studenti”, una sanità “senza medici”, una politica “senza cittadini”, e rilancia:

Potremmo aggiungere il racconto di una Chiesa “senza cristiani”, di famiglie “senza figli”. Sono vuote le culle e sono vuote le chiese

Nondimeno la quinta direttrice mette in risalto un’Italia “con” a partire da «una partecipazione sempre più ampia delle donne» in tutti gli ambiti, «una nuova attenzione diffusa per l’ambiente», «i giovani impegnati in attività di volontariato, che animano forme di attivismo ambientale, anche radicale, consumano meno, amano sempre di più la natura», «una nuova aspettativa di qualità della vita che si traduce in domanda di più tempo per sé e per la famiglia». Infine l’ultimo ambito è l’ascolto del tessuto sociale, «di tante realtà associative, del mondo cooperativo, delle tante imprese sociali e civili» perché «i cristiani li troviamo nei luoghi della vita quotidiana», laddove «osano, propongono, mettono a terra idee e progetti» facendosi, nelle parola di Papa Francesco, “poeti sociali”, «seminatori di cambiamento» fondamentali perché senza questa impollinazione di «milioni di piccole e grandi azioni» (Fratelli tutti, 144) «la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino» (dal discorso pronunciato ai Movimenti popolari nel 2016).

Settimana Sociale Trieste 2024 - copertina documento preparatorio
la copertina del documento preparatorio della Settimana Sociale di Trieste 2024

IN CAMPO Il Documento non si limita indicare i terreni di gioco, ma individua anche sei azioni chiave. La prima è “potere” inteso come poter-essere, fare e cambiare, la seconda è “educare” nel segno di una «pedagogia dell’armonia sociale, come “capacità di progredire in comunità”, di attuare il “noi”» per crescere perché «possiamo educare i ragazzi a pensare quello che sentono e fanno, a sentire quello che pensano e fanno, a fare ciò che pensano e sentono». In conseguenza di ciò la terza è “attivare” ovvero riscoprire «l’amore sociale», una forza che spinge ad affrontare i problemi rinnovando le strutture affinché siano rimosse le cause che li determinano. Un amore che «non è neutro, non è generico, ha una predilezione materna per gli ultimi». Quarta azione “tornare” alla parola e all’ascolto, al dialogo; quinta “riabitare” i luoghi della comunità, sesta “immaginare” il futuro e avere «il coraggio di una visione profetica che, alla luce della Parola di Dio, attraverso il discernimento ecclesiale, sappia tracciare il cammino». Insomma, come afferma il Documento nell’introduzione, «saremo chiamati ad attivare tutti i nostri sensi»

l’udito per ascoltare le fatiche delle comunità, la vista per guardare alle energie creative, il tatto per toccare con mano le povertà e condividerle, il gusto di essere comunità, l’olfatto per vivere in sintonia con la natura

Giuseppe Del Signore

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