Il Documento preparatorio della Settimana sociale di Trieste come di consueto prevede anche delle domande per guidare la riflessione delle Diocesi e delle comunità cristiane in preparazione all’evento (a cura di Gds).
1. PER SUPERARE LA CRISI
Le prime sono quelle dedicate alla partecipazione e alle sfide che il mondo di oggi pone:
- Quali sono le cose che spingono e motivano a partecipare?
- Che cosa non siamo più disposti a fare?
- Quali impronte siamo stati capaci di lasciare con la nostra azione?
- Sentiamo l’urgenza di azioni in difesa della natura?
- Come ci mettiamo in ascolto del grido dei più piccoli e dei più poveri?
Queste sono seguite da quelle sui luoghi dell’incontro:
- Quali sono i luoghi, i piccoli gruppi, le esperienze innovative che ci dicono che è possibile convivere tra diversi?
- Dove condividere valori ed esperienze senza chiuderci tra simili?
- Dove imparare ad ascoltarci e ad accoglierci in modo costruttivo e non violento?
- Ci vengono in mente esperienze vive da cui tornare a imparare?
2. POTER-ESSERE ED EDUCARE
Le altre domande seguono le azioni chiave individuate nel testo, a partire da “Poter-essere”, “poter-fare”, “poter-cambiare” per riconferire dignità a questo termine al posto di affermare “non posso”, “non ho potuto”, “non potrò” che, si spiega, è un po’ come girarsi dall’altra parte:
- Oggi riusciamo a pensare il potere in modo diverso?
- Riusciamo a immaginare che potere è soprattutto poter-fare e poter-cambiare?
- Ci sentiamo chiamati ad attivare processi piuttosto che a occupare spazi?
Il secondo compito è “educare”, a 360°, «a pensare con la testa, a sentire con il cuore e a fare con le mani», un’esigenza di alfabetizzazione integrale partendo in primo luogo dai ragazzi:
- Rimettere al centro un’educazione integrale è una sfida che non riguarda solo i giovani, ma attraversa tutte le generazioni: come coinvolgere in modo più vivo la scuola e le famiglie, le comunità sul territorio, le istituzioni che si occupano di formazione, sapere, innovazione?
3. ATTIVARE E TORNARE
Al terzo posto dell’elenco “attivare” ovvero «la dimensione civile dell’amore» che non di accontenta di «dare da mangiare» ma vuole «rimuovere la cause che generano fame e disuguaglianze» diventando un amore «non neutro, non generico»:
- Ci siamo ritirati nel sociale, nell’impegno civile e di volontariato abbandonando la presenza in politica, come recuperare questo spazio di presenza e di impegno?
- Di quali percorsi di formazione sentiamo più bisogno?
- Quali sono i campi nei quali intervenire con più coraggio e determinazione?
Quarto verbo guida è “tornare” «alla parola e all’ascolto» attraverso lo «strumento specifico che è il dialogo»:
- Quali sono i luoghi e le esperienze in grado di appassionare le persone ad un progetto comune in difesa della natura, dei diritti, delle emergenze sociali?
- Vanno ancora bene le vecchie formule o possiamo sperimentare metodi e formati nuovi?
- Siamo capaci di intercettare le forme di mobilitazione ambientale dei più giovani?
4. RIABITARE E IMMAGINARE
La penultima azione è “riabitare” «i luoghi», quei luoghi in cui «ricostruire le condizioni della partecipazione popolare e del confronto»:
- Quali sono le azioni in grado di innescare processi di sviluppo e di crescita nei contesti locali?
- Che cosa possiamo imparare dalle tante buone pratiche ed esperienze innovative in termini di cambiamento sociale e contrasto alle diseguaglianze?
Infine l’ultima è “immaginare” nel senso di avere «il coraggio di una visione profetica» ispirata dalla parola di Dio e dalla consapevolezza che l’immaginazione non inventa nulla, bensì ricuce, apre spazi, attiva processi:
- In quali contesti possiamo accrescere la nostra capacità di desiderare e immaginare nuovi modi di vivere, di consumare, di lavorare?
- Come ci alleniamo a scorgere le risorse dietro alle difficoltà, anche nei contesti più difficili e sfidanti?
- Riusciamo a uscire dalla logica del «si è sempre fatto così», per ascoltare le risorse più creative dei nostri mondi?




