«La fretta della giovane donna di Nazaret è quella propria di coloro che hanno ricevuto doni straordinari del Signore e non possono fare a meno di condividere, di far traboccare l’immensa grazia che hanno sperimentato».
È la fretta di chi sa porre i bisogni dell’altro al di sopra dei propri

La fretta e il gesto di alzarsi sono al centro del messaggio che Papa Francesco ha rivolto ai giovani, nell’agosto del 2022, per esortare anche loro ad alzarsi e a incamminarsi verso la Gmg di Lisbona che inizia in questi giorni così come a camminare nella vita. L’appuntamento in Portogallo mette al centro il passo dell’evangelista Luca in cui scrive che, dopo l’Annunciazione, «Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1, 39) a far visita alla cugina Elisabetta, due gesti – alzarsi e andare di corsa – che diventano paradigma di un modo diverso di vivere la chiamata del Vangelo da parte dei cristiani, in particolare i più giovani.
IL SIMBOLO Lo stesso logo della Gmg lo simboleggia mettendo insieme la croce di Cristo, il cammino, che è fisico e allo stesso tempo dell’anima, il rosario, per richiamare la devozione alla Madonna di Fatima, e il volto di Maria, ripreso leggermente inclinato per mostrarne sia la giovinezza sia l’atteggiamento risoluto. «Maria – scrive il Papa nel Messaggio – è esempio di giovane che non perde tempo a cercare l’attenzione o il consenso degli altri – come accade quando dipendiamo dai “mi piace” sui social media –, ma si muove per cercare la connessione più genuina, quella che viene dall’incontro, dalla condivisione, dall’amore e dal servizio». Infatti
si è lasciata interpellare dal bisogno della sua anziana cugina. Non si è tirata indietro, non è rimasta indifferente. Ha pensato più agli altri che a sé stessa. E questo ha conferito dinamismo ed entusiasmo alla sua vita

MODELLO Un entusiasmo che il pontefice auspica sia contagioso per i ragazzi e le ragazze che saranno presenti nella capitale lusitana. «Ognuno di voi può chiedersi: come reagisco di fronte alle necessità che vedo intorno a me? Penso subito a una giustificazione per disimpegnarmi, oppure mi interesso e mi rendo disponibile?»
Certo, non potete risolvere tutti i problemi del mondo. Ma magari potete iniziare da quelli di chi vi sta più vicino, dalle questioni del vostro territorio
Tutto sta nel cominciare ad alzarsi, un’azione che deve innanzitutto essere concepita dalla mente, chiamata a interrogarsi per trovare al fondo una domanda di senso: «Quali “frette” vi muovono, cari giovani? Che cosa vi fa sentire l’impellenza di muovervi, tanto da non riuscire a stare fermi? Tanti – colpiti da realtà come la pandemia, la guerra, la migrazione forzata, la povertà, la violenza, le calamità climatiche – si pongono la domanda: perché mi accade questo? Perché proprio a me? Perché adesso? E allora la domanda centrale della nostra esistenza è: per chi sono io?».

SMARRIMENTO Sono domande che possono spaventare, ma ancora una volta per papa Francesco è Maria che giunge in soccorso, lei che, «malgrado l’annuncio sconvolgente dell’angelo abbia provocato un “terremoto” nei suoi piani, non si lascia paralizzare, perché dentro di lei c’è Gesù, potenza di risurrezione». Del resto
sperimentare la presenza di Cristo risorto nella propria vita, incontrarlo “vivo”, è la gioia spirituale più grande, un’esplosione di luce che non può lasciare “fermo” nessuno
Una fretta «buona» da contrapporre a quella «non buona», «come per esempio quella che ci porta a vivere superficialmente, a prendere tutto alla leggera, senza impegno né attenzione, senza partecipare veramente alle cose che facciamo; la fretta di quando viviamo, studiamo, lavoriamo, frequentiamo gli altri senza metterci la testa e tanto meno il cuore». Per evitare questo errore il Santo Padre invita i giovani a ricordare, perché «sono sempre speranza di una nuova unità per l’umanità frammentata e divisa. Ma solo se hanno memoria, solo se ascoltano i drammi e i sogni degli anziani». Non a caso la guerra è tornata in Europa (altrove non è mai andata via) mentre gli ultimi testimoni della seconda guerra mondiale stanno scomparendo. «C’è bisogno dell’alleanza tra giovani e anziani, per non dimenticare le lezioni della storia, per superare le polarizzazioni e gli estremismi di questo tempo».
Gds

