Un gioco secolare che ancora oggi, nell’epoca degli smartphone e dei videogame, appassiona le nuove generazioni come faceva ai tempi dei loro nonni. La lippa sarà protagonista a Scaldasole, dove alle 21 di domani, venerdì 29 settembre, nelle ex scuole elementari di via XI Febbraio, il medese Pierangelo Boccalari, intervistato da Donatella Prina, parlerà di questo avvincente gioco di strada. L’evento è organizzato dalla biblioteca comunale.
CAMPIONI Un modo per celebrare la recente vittoria a Verona dei “Fiò d’la lippa” al torneo internazionale dei giochi di strada “Tocatì”, e per ricordare la premiazione del Comune di Mede da parte dell’Unesco a Roma, il 5 settembre, insieme a una trentina di comunità impegnate a salvaguardare le tradizioni storiche. «Della lippa si trovano tracce fin dai tempi degli etruschi e degli antichi romani – anticipa Boccalari, che nel 2007 ha fondato l’associazione “Fiò d’la lippa”, con una ventina di componenti – e la sua diffusione lo caratterizza con nomi diversi a seconda della zona: da noi a Mede è noto come ciaramèla, dal piemontese cirimèla, ed è stato portato alla notorietà grazie al professor Giuseppe Masinari, fondatore del circolo Amisani e del Palio, negli anni ’80. Come gara del Palio si è pensato proprio alla ciaramèla, che a Mede era diffusissima».

LE REGOLE Il gioco consiste nel colpire un piccolo pezzo di legno con un bastone più lungo, e nel mandarlo il più lontano possibile. «E’ tassativamente un gioco da strada – continua Boccalari – e nei paesi si giocava dappertutto a partire dall’Ottocento. Non è uno sport, ma un gioco che appartiene alla sezione dei giochi da lancio, come il golf o il tennis, nei quali il protagonista non è solo la pallina ma anche l’attrezzo che deve colpirla. A Mede si giocava in tutti i cantoni (che il Palio ha poi trasformato in rioni) e l’importante era comporre le squadre. Il giovedì non si andava a scuola e allora si giocava». Nel tempo il gioco e i suoi attrezzi hanno subito una trasformazione: «Adesso ci serviamo di falegnamerie a tornio numerico – spiega Boccalari – ma una volta per fabbricare il “bac” (la mazza) e la ciaramèla (la pallina) bastava un manico di scopa. La ciaramèla ha le estremità appuntite, in modo da favorire la rotazione nell’aria e il colpo della mazza».
IN PIAZZA A Mede, sabato 30 settembre, la piazza Giovanni Paolo II (ex piazza Bosio) ospiterà il torneo “Giugumma insema la lippa” con dodici squadre composte da adulti e ragazzi (quattro giocatori per squadra). Boccalari è autore di 35 pubblicazioni sulla storia locale, soprattutto riguardanti la città di Mede, e fautore di una raccolta di oggetti, mobili, abiti, carretti, attrezzi lavorativi, che partono dalla fine dell’Ottocento e arrivano fino agli anni Sessanta. «Da tre anni – racconta – vado nelle scuole primarie per illustrare il gioco della lippa nell’ambito delle attività motorie. Facciamo giocare gli alunni di quarta e quinta, e presto speriamo di coinvolgere anche le medie. Quest’anno abbiamo organizzato un torneo al campo sportivo la prima settimana di agosto, e per i ragazzi è stato molto coinvolgente, a tutti abbiamo consegnato una piccola medaglia». Da 10 anni inoltre il Palio di Mede può contare sulla gara dei ragazzi, che serve per decidere gli abbinamenti delle squadre degli adulti. Insomma, uno dei giochi più antichi del mondo continua a volare alto anche per le giovani generazioni.
Davide Zardo

