«La deflagrazione della “malattia” del Sistema sanitario nazionale è, però, resa evidente dalla recente emersione della disaffezione dei professionisti sanitari. Per la prima volta nella storia del Ssn, non appare più generalizzato il desiderio dei professionisti di essere parte organica del Ssn: molti giovani preferiscono andare all’estero o lavorare a “gettone”, essendo sempre meno disposti ad accettare le condizioni di lavoro attuali, in particolare quelle legate alle posizioni più “disagiate”». Chi sta scrivendo non è un sindacato indipendente, e molto agguerrito, ma si tratta dell’analisi del Crea, che punta l’indice contro il calo di medici e la diminuzione di persone che sono sempre meno pronte a intraprendere una professione sanitaria.
INCENTIVI CERCASI Per far fronte all’emergenza negli ultimi anni Regione Lombardia si è rivolta ai cosiddetti medici gettonisti, pagati a uscita e assunti tramite cooperativa. Da una decina di giorni questa figura è stata sostituita dai liberi professionisti, che potranno (proprio come i gettonisti) operare nella sanità pubblica a chiamata. L’idea di abolire i gettonisti piace all’ordine dei medici di Pavia, che però propone come soluzione una retribuzione maggiore per chi svolge la professione di medico. «I gettonisti creavano una sperequazione di trattamento economico e di responsabilità tra i colleghi assunti e quelli impiegati dalle cooperative – sottolinea il dottor Claudio Lisi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Pavia – Bene che la Lombardia abbia deciso di prendere in mano la situazione, ma è necessario un intervento simile anche in altre Regioni se l’intenzione è far rientrare i medici nel servizio sanitario». A soffrire è soprattutto la medicina d’urgenza:
Si rischia di lasciare scoperti i pronto soccorso – continua Lisi – che già sono in sofferenza. Per questo è necessario incentivare, anche economicamente, il lavoro dei medici, in particolare di quelli che ogni giorno si trovano a dover affrontare un lavoro fondamentale ma massacrante come quello nei pronto soccorso.
DEMOTIVATI La disaffezione del resto è diffusa e riguarda anche altri professionisti. «Quel che è peggio, almeno nel caso degli infermieri – continua il rapporto Crea – è la constatazione di una forte carenza di vocazioni, che risultano essere su livelli molto inferiori rispetto agli altri Paesi. Riteniamo si tratti di una partita strategica per la sopravvivenza di un Ssn universalistico: i professionisti sono e rimangono l’asset fondamentale del sistema di tutela della salute». Rimane da capire come si intendono utilizzare i professionisti, ma soprattutto come rendere attrattive le professioni sanitarie, se paradossalmente neppure fare il medico (ospedaliero e nel pubblico) è più di tendenza.
Andrea Ballone

