Domenica 2 giugno, Corpus Domini

Ogni domenica il popolo cristiano è chiamato a celebrare l’Eucaristia. L’invito quindi ad approfondirne il significato per la propria vita individuale e comunitaria è costante nella Chiesa. Ogni anno, inoltre, il giovedì santo è occasione per penetrare sempre più nella comprensione e nella memoria del «grande sacramento» nel quale Gesù dona il suo Corpo e il suo Sangue mediante il pane e il vino, memoriale del suo sacrificio di amore infinito.

E con questo “viatico” ricolmo di grazia, noi suoi discepoli abbiamo tutto il necessario per il nostro cammino lungo la storia. La festa del Corpo e Sangue di Cristo s’aggiunge, dunque, a queste ricorrenti occasioni per sottolineare l’importanza che nella nostra vita deve avere questo mistero di presenza, di dono, di comunione che è l’Eucaristia. Mi soffermo sull’aspetto della «comunione»: certamente si tratta di comunione con Dio, con Cristo, ma anche comunione fraterna, perché

noi che mangiamo tutti lo stesso pane, formiamo un solo corpo (1Cor 10,17).

L’Eucaristia è una cena che si consuma insieme, dove Cristo, come ha assicurato, si fa presente in maniera unica per nutrire di sé noi suoi fratelli. Celebrare l’Eucaristia significa quindi celebrare la comunione dei fratelli, che godono per questo della presenza del loro Signore.

Se l’Eucaristia è un pasto fraterno, da questo «segno» ricaveremo facilmente le note distintive della nostra partecipazione ad essa: l’amore, innanzitutto. Non ci si siede a una stessa mensa se non ci si vuol bene, se non c’è sintonia. La celebrazione eucaristica è, dunque, il momento forte in cui la comunità manifesta la sua coesione, la sua unità nell’amore. Una Eucaristia che non parta dall’amore e non conduca all’amore è un controsenso. Non è Eucaristia! Sarà una pratica devota, sarà un rito formalistico, ma non sarà la «mensa del Signore» alla quale sono chiamati tutti i fratelli nella fede. Partecipando all’Eucaristia e nutrendoci di essa, noi siamo inseriti in un cammino che non ammette divisioni. Il Cristo presente in mezzo a noi, nel segno del pane e del vino, esige che la forza dell’amore superi ogni lacerazione e, al tempo stesso, che diventi comunione anche con il più povero, sostegno per il debole, attenzione solidale a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana o sono in pericolo di perdere la fede. La solennità del Corpus Domini, momento mirabile per alimentare la contemplazione di Gesù che ha fatto dono di sé immolandosi volontariamente sulla croce, è altresì occasione propizia per riscoprire la fraternità tra di noi, per ritrovare il coraggio di testimoniare la carità e di offrire speranza.

mons. Paolo Rizzi

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