Il cero pasquale acceso nel buio della chiesa, una voce che acclama Cristo luce del mondo. Una cerimonia intensa e suggestiva, la veglia pasquale di sabato 11 aprile celebrata nel Duomo di Vigevano alle 21, e seguita da circe 200 fedeli grazie alla diretta streaming trasmessa sulle pagine Facebook e Youtube dell’Araldo lomellino. «Immaginiamo di essere come gli apostoli quella notte, che non sapevano che Gesù sarebbe risorto. – ha detto il vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni, all’inizio della celebrazione – Lui lo aveva detto, ma loro non lo sapevano. Quale sarà stato il loro stato d’animo? Noi sappiamo, ma abbiamo bisogno di occhi nuovi con cui rileggere la storia della salvezza. Ci siamo messi in testa che la vicenda umana di Gesù peggio di così non poteva andare. E invece noi siamo qui perché il Signore ci apra gli occhi e ci faccia capire che meglio di così non poteva andare». Quindi, dopo una lunga serie di letture e di salmi recitati e cantati, l’omelia: «Il mistero della Pasqua comporta due grandi momenti: lo stupore grande della resurrezione, la sensazione che pervade le donne e che ci è trasmessa dal vangelo di Matteo: la tomba vuota e le parole dell’angelo che annuncia Gesù risorto. È l’elemento alla base della nostra fede, ma di questo parleremo domani. Poi c’è il fatto che alla luce di questo evento Gesù ha vinto la morte, e ci costringe a guardare con altri occhi la vicenda sua e degli uomini. L’intimità del mistero di Dio che ci viene donato. Che intento aveva il Signore quando ha creato l’uomo? Nella storia dell’umanità ci sono regole contrastanti. Ci accorgiamo che la nostra vita è qualcosa di grande ma anche di molto strano. Non abbiamo scelto noi la vita: ci troviamo a essere vivi. Che cosa vuol dire, allora, vivere? È questa la grande domanda: la vita è bella o no? Siamo messi alla prova: il mistero del male ci mette in discussione e quello della colpa ci sconvolge. La cifra della morte, poi, getta un’ombra tragica sulla sofferenza.
Gesù ha voluto affermare il regno di Dio, farci contemplare che il disegno di Dio è estremamente bello, per portare gli uomini a lodare Dio ed essere capaci di costruire buone relazioni, nella totale dedizione alla volontà del Padre di generare il bene. Ma Gesù è finito male: è stato equivocato, ingannato, ha subìto violenza. Ma allora cosa vuole Dio? Nella totale dedizione a Gesù e al disegno del Padre si manifesta la resurrezione, l’amore che ci costituisce Chiesa: la nuova vita regalata, accolta come dono e donata come speranza. In altre parole, la predestinazione. Siamo figli di Dio in Cristo, ma Dio non ci ha promesso di trasformare la nostra vita in un grande giardino: la croce non ci viene tolta. Ci viene tolto, casomai, il credere che questa sia la disperazione, il lasciarci catturare dalla menzogna della morte. San Paolo ci dice che così come condividiamo la morte di Gesù, parteciperemo alla sua resurrezione. Il tanto peggio diventa il tanto meglio.
Chiedo al Signore che l’esperienza difficile di questa pandemia ci dia occhi per vedere il tanto meglio, per metterci a disposizione di chi ha bisogno, per sopportare la mancanza di relazioni, e aumentare la solidarietà.
Dobbiamo smettere di correre per arrivare prima di tutti gli altri, e avere gli occhi del Risorto, che faccia di noi cristiani coloro che amano la luce che disperde le tenebre. Questo è il mio augurio di Pasqua che faccio a tutti voi».


