Matteo Salvini, durante un evento della Lega a Padova, è tornato oggi (sabato) a parlare del sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, attualmente agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio. Il leader leghista ha definito Ceffa una «persona assolutamente per bene» che «uscirà a testa alta da questo calvario giudiziario», criticando una magistratura che, a suo dire, agirebbe in modo «politicizzato».
CEFFA PERSEGUITATO E’ la seconda volta che il leader della Lega interviene a difesa del primo cittadino di Vigevano. Questa volta gli ha mandato un abbraccio da Padova, sottolineando che «avrebbe voluto essere qui, che però è ancora ai domiciliari perché secondo il tribunale è socialmente pericoloso»
Il “capitano” è proprio partito dal caso Ceffa per rilanciare la necessità della riforma della giustizia, precisando: «Spero che un veneto come Carlo Nordio porti a casa questa riforma, perché non possiamo essere in balia della magistratura politicizzata». Il segretario leghista ha espresso solidarietà anche ad altri amministratori locali coinvolti in procedimenti giudiziari, tra cui Cristina Santi, sindaca di Riva del Garda, recentemente uscita dai domiciliari e invitata sul palco della kermesse leghista.
IL GIP LA PENSA DIVERSAMENTE Le dichiarazioni di Salvini contrastano apertamente con le decisioni della magistratura. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Pavia ha infatti recentemente respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per Ceffa, confermando la misura cautelare. Secondo il magistrato pavese, esistono «gravi indizi di colpevolezza» legati a un presunto sistema di favoritismi per garantire un incarico di consulenza (del valore di 6.240 euro) alla consigliera comunale Roberta Giacometti, al fine di assicurarsene la fedeltà politica. Le prove includono intercettazioni in cui Ceffa e altri discutono di come «piazzare» la Giacometti, con conversazioni che – secondo il giudice – rivelano «spregiudicatezza e disprezzo per le regole». Il tribunale ha inoltre evidenziato il rischio che Ceffa, se libero, possa influenzare testimoni o reiterare comportamenti illeciti, data la sua posizione istituzionale.
LA REAZIONE DEL SINDACO Questa volta Ceffa, a differenza dell’altra precedente bocciatura, non è stato zitto. Il sindaco di Vigevano, infatti, attraverso il suo avvocato Luca Angeleri, ha ribadito la propria innocenza, denunciando un «pregiudizio» che danneggia la sua reputazione. «Ho sempre agito con lealtà e trasparenza», ha affermato Ceffa, sottolineando di essere stato eletto democraticamente e di voler «combattere per dimostrare la verità». La difesa contesta la durata della custodia cautelare (quattro mesi) e la presunta strumentalizzazione politica del caso.
CASO EMBLEMATICO Il caso Ceffa riflette il crescente attrito tra parte politica e sistema giudiziario, con Salvini che lo usa come esempio per chiedere riforme, mentre la magistratura insiste sul rispetto delle regole e sulla gravità degli indizi. La vicenda, intanto, continua a dividere l’opinione pubblica: da un lato chi vede un sindaco vittima di un eccesso giudiziario, dall’altro chi ritiene che il rigore delle indagini sia necessario per garantire la legalità.
Massimo Sala


Caro Massimo Sala la gravità degli indizi ( a parere comunque della Procura ) non è motivo sufficiente per tenere in carcere un cittadino oltre 4 mesi prima che sia condannato nei tre gradi di giudizio. Inoltre il reato ipotizzato non è particolarmente grave, nel senso che non ci sono danni materiali a persone o cose, l’importo in questione è di poco superiore ai 6.000 euro e fatto di grande importanza la Consigliera in questione non fu determinante per impedire o no la continuazione del mandato di Ceffa.
Ceffa viene tenuto ai domiciliari solo perchè non si è dimesso. E questo è un affronto alla magistratura perchè per i giudici non è ammissibile che un indagato / accusato si ribelli alle loro accuse e voglia rimanere al suo posto, ottenuto coi voti dei cittadini. Inoltre è ora di considerare che non si può concedere un potere così enorme sulla nostra vita senza alcun rischio che l’errore continuo o grossolano di un magistrato produca effetti negativi su chi si è assunto la responsabilità della carcerazione preventiva. Se Ceffa si dimettesse, uscirebbe definitivamente dalla Politica e se anche un domani fosse assolto non ci sarebbe ritorno.