«Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?» (Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?). Sarà questa la domanda decisiva del conclave, quando i cardinali elettori avranno raggiunto la maggioranza dei due terzi richiesta il cardinale presidente si rivolgerà al papa designato per chiedergli l’accettazione e, in caso affermativo, «quo nomine vis vocari?» (come vuoi essere chiamato?). A quel punto la scelta sarà compiuta e si potrà annunciare alla cristianità e al mondo il celebre «habemus papam», con l’apparizione del nuovo pontefice dal balcone di piazza san Pietro. Quando? Impossibile dirlo, per ora l’unica certezza è la data di inizio, il prossimo mercoledì 7 maggio.
IL CONCLAVE Al mattino si celebrerà la messa “pro eligendo Pontifice”, presieduta dal decano del Collegio cardinalizio, il card. Giovanni Battista Re che ha presieduto anche la celebrazione della messa esequiale di papa Francesco, quindi alle 16.30 è previsto l’ingresso in Conclave, con processione solenne verso la cappella Sistina, canto del “Veni Creator” e giuramento. Tutta la procedura è regolata dalla costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” di Giovanni Paolo II, poi aggiornata con un motu proprio del 2007 e un secondo del 2013 da Benedetto XVI. Al numero 53 la Costituzione riporta la formula del giuramento, che impegna i cardinali – e anche i laici e altri religiosi ammessi a vario titolo come “Officiali e addetti” – al segreto «su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l’elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel luogo dell’elezione, concernente direttamente o indirettamente lo scrutinio». È a questo punto che il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’arcivescovo Diego Ravelli, pronuncerà il celebre «extra omnes» lasciando da soli i cardinali elettori (a parte un breve momento di meditazione ancora alla presenza di un ecclesiastico e dello stesso mons. Ravelli). Già mercoledì potranno quindi svolgersi 2 votazioni (ma probabilmente sarà una sola), su un totale di 4 totali per ogni giorno, 2 mattutine e 2 pomeridiane.

IL COLLEGIO A esprimersi non sarà il Collegio cardinalizio per intero, che si compone di 252 membri, ma i soli 135 cardinali elettori – in realtà 133, due non ci saranno per ragioni di salute – ovvero tutti quelli che hanno meno di 80 anni (ad esempio il card. Alencherry, che li ha compiuti lo scorso 19 aprile, non prenderà parte al conclave). Di questi 5 sono stati creati da Giovanni Paolo II, 22 da Benedetto XVI, 108 da Francesco, che ha indetto dieci concistori in dodici anni di pontificato (saltando solo 2013 e 2021, quello del 2025 era stato convocato senza data durante il ricovero al Gemelli). Sbaglierebbe però chi pensasse a un gruppo di grandi elettori “a immagine e somiglianza” del defunto pontefice, perché anche quelli scelti direttamente da Francesco hanno dimostrato negli anni la loro autonomia di pensiero. Semmai l’impronta del Papa
quasi alla fine del mondo
la si vede nella distribuzione geografica, nella scelta di sedi cardinalizie inconsuete (preferite ad altre “consuetudinarie”, ad esempio Santo Domingo e Mainz) e in una rappresentanza dei diversi continenti e paesi che non sempre è proporzionale al radicamento del cattolicesimo. Così dall’Europa ne provengono 48 (il 36.1%, di cui 7 italiani, 5 francesi, 4 spagnoli), dall’America del nord 15 (11.3%, 10 statunitensi), dall’America centrale 4 (3%), dall’America del sud 13 (9.8%, 7 brasiliani), dall’Africa 15 (11.3%), dall’Asia 21 (15.8%, 4 indiani e 3 filippini), dall’Oceania 4 (3%). Se si guarda a come sono distribuiti gli 1.4 miliardi di cattolici del mondo, l’Europa mantiene una rappresentanza superiore alla “quota” sul totale dei cattolici (il 20%, ma paesi a trazione cattolica come Irlanda e Austria non saranno rappresentati), l’Africa e le Americhe ne hanno una minore (sempre il 20% la prima, circa il 50% le seconde), mentre l’Asia ha un peso specifico superiore (l’11%, ma in rapporto alla popolazione asiatica i cattolici sono appena il 3%). Il quadro restituisce un conclave eterogeneo e il più “mondiale” della storia della Chiesa, tanto che rispetto al passato molti cardinali non si conoscono, provenendo inoltre da percorsi umani e culturali differenti.

ELEZIONE Anche per questo non è facile fare previsioni sulla durata del conclave. Francesco fu eletto dopo 2 giorni e 5 votazioni, Benedetto XVI (2005) dopo 2 e 4, Giovanni Paolo II (1978) dopo 2 e 8, Giovanni Paolo I (1978) dopo 1 e 4, Paolo VI (1963) dopo 2 e 6, Giovanni XXIII (1958) dopo 3 e 11, Pio XII (1939) dopo 1 e 3, Pio XI (1922) dopo 4 e 14. Con le norme introdotte da Giovanni Paolo II le votazioni sono 4 al giorno, dopo tre giorni senza esito si può disporre una sospensione giornaliera
al fine di avere una pausa di preghiera, di colloquio tra i votanti e di una breve esortazione spirituale
cui seguono eventualmente sette scrutini, una nuova pausa, altri sette scrutini, pausa, altri sette scrutini, arrivando a 33 o 34 votazioni a seconda di quelle svolte nel primo giorno; a questo punto i cardinali si esprimono solo sui due candidati che fino a quel momento hanno ottenuto più voti, un ballottaggio nel quale è previsto che comunque si debbano raggiungere i due terzi dei voti a favore di uno per arrivare all’elezione. Difficile che si giunga così in là: il Giubileo, la volontà di non dare l’immagine di una Chiesa disunita, la necessità di mantenere la sede vacante il minor tempo possibile, le tante sfide che attraversa il mondo sembrano orientare a una scelta rapida.
Giuseppe Del Signore

