Carceri, progetto modello da Vigevano per la Regione

In provincia di Pavia il garante dei detenuti non c’è e potrebbe non esserci ancora per molto tempo, anche se a Vigevano il lavoro dell’amministrazione penitenziaria diventa un modello regionale. Oltre ai ritardi della Provincia nel trovare un sostituto per la dimissionaria Laura Cesaris, sono sempre di meno i professionisti disposti a ricoprire un incarico delicato, che richiede di “garantire” i diritti di persone che di solito sono all’onore della cronaca per le loro “colpe”. Lo ha spiegato il garante regionale Gianalberico De Vecchi intervenendo a margine della presentazione del progetto “In carcere non si finisce… si ricomincia” avvenuta lo scorso 19 maggio a palazzo Pirelli, sede della Regione.

l’istituto penitenziario di Vigevano

DIFFICOLTÀ Per il garante regionale «la Provincia è in ritardo nel preparare il bando di selezione questo è vero, ma è altrettanto vero che attualmente è difficile trovare qualcuno disposto a ricoprire questo incarico». De Vecchi ricopre l’incarico dal 14 luglio 2021 e ha constatato il peso sempre crescente dell’emergenza carceraria, anche in relazione a una popolazione delle carceri che sta cambiando sia per provenienza sia per età. «I detenuti di oggi non sono più quelli di ieri, si abbassa sempre più l’età di ragazzi che finiscono in carcere, ci sono reclusi di molte più etnie rispetto al passato e di conseguenza hanno molte più esigenze. Quella del garante è una figura di rilievo in uno Stato di diritto come il nostro, per questo da parte mia non è mancato e

non mancherà l’impegno a sollecitare affinché sia individuata un garante che vigili sul rispetto e la tutela dei diritti delle persone private della libertà, sia in carcere sia in altri luoghi di detenzione.

NUOVO INIZIO La promessa di restituire alla casa di reclusione di Vigevano è arrivata appunto a margine di un evento in cui proprio questa struttura è stata posta a modello per il percorso “Pionieri” realizzato in collaborazione con la cooperativa “Bee.4”, un percorso di lavoro che ha consentito a 30 reclusi di essere assunti come call center: «È importante – spiega Rosalia Marino, direttrice della casa di reclusione di Vigevano – sviluppare sinergie tra istituzioni, imprese e terzo settore per offrire ai detenuti percorsi di lavoro e di formazione. Le persone che si trovano negli istituti di pena non devono solo scontare una condanna, ma devono poter accedere a progetti di riabilitazione. In carcere bisogna investire sul tempo per dare ai detenuti ‘una seconda opportunità” dopo aver scontato la loro pena. In questo contesto il lavoro e la formazione costituiscono lo strumento principale».

Rosalia Marino

L’ESEMPIO DI VIGEVANO Il progetto iniziato nel 2024 a Vigevano può diventare un modello di riferimento per altri istituti lombardi: «Il lavoro all’interno delle carceri – dichiara Andrea Ostellari, sottosegretario di stato al ministero della giustizia – è uno strumento fondamentale di vera rieducazione. Insegna che oltre al crimine esiste una possibilità di riscatto, imparando un mestiere. I dati lo dimostrano e lo confermano: il 98% di chi acquisisce competenze professionali in carcere, una volta uscito, non torna a delinquere. Questo significa fare vera sicurezza: investiamo sul futuro delle persone e delle nostre comunità, che saranno più sicure, anche garantendo sempre più maggiori controlli e supervisione. Stiamo inoltre affrontando con serietà il problema del sovraffollamento e del degrado strutturale, così da garantire condizioni dignitose per i detenuti e per chi opera ogni giorno negli istituti penitenziari».

Edoardo Varese

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