Vivere più a lungo non sempre significa vivere bene e in salute. È questa la fotografia tracciata dal recente rapporto Istat 2025, che conferma l’Italia tra i paesi più longevi d’Europa, con un’aspettativa di vita di 81.4 anni per gli uomini e 85.5 per le donne. Presupposti positivi se non fosse per una controtendenza: la salute non tiene il passo con la longevità.
DATI ISTAT Nel 2024 una donna italiana può aspettarsi di vivere in buona salute solo fino a 56.6 anni, ma se nasce al sud, la soglia si abbassa ulteriormente a 54. Per gli uomini, la speranza di vita in salute è leggermente più alta (59.8 anni), ma anche in questo caso il divario territoriale è evidente. Una fotografia chiara per la quale si vive di più, ma in condizioni sempre più fragili. Una fragilità dovuta anche ad alcune lacune del Sistema Sanitario Nazionale. Sempre secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 un italiano su dieci ha rinunciato a visite o esami specialistici per colpa delle liste d’attesa interminabili (6.8%) e per i costi troppo elevati (5.3%). La sanità pubblica, nata per essere universale, oggi sembra selettiva. Cresce infatti il ricorso alla sanità privata, con il 23.9% dei pazienti che ha pagato di tasca propria l’ultima prestazione specialistica, sebbene quest’ultima opzioni resti comunque per pochi.

LONGEVITÀ Nonostante alcune note poco promettenti, l’Italia mantiene una delle più basse mortalità evitabili d’Europa, con 17.7 decessi ogni 10mila abitanti nel 2022. Un dato che testimonia l’efficacia della prevenzione primaria, sebbene ci siano ancora criticità legate alla tempestività e all’equità delle cure. Ma come si può vivere più a lungo e in salute? La risposta arriva dall’Oms con il programma Icope (Integrated Care for Older People), elaborato anche grazie al contributo dell’Università di Palermo. Al centro del modello, un concetto chiave secondo cui «le persone anziane sono molto di più delle loro malattie». La vera sfida è quindi mantenere la capacità intrinseca, cioè quell’insieme di abilità fisiche, mentali e sociali che permette a ciascuno di condurre una vita autonoma, secondo i propri valori.
BUONE NORME Invecchiare in salute è quindi possibile, partendo da delle semplici, ma efficaci norme. La prima di queste, è una buona alimentazione. Secondo lo studio dell’Oms, nei soggetti over 65 è importante prevenire la perdita di peso non intenzionale e le carenze nutrizionali, soprattutto proteiche, con la somministrazione di una dieta equilibrata. Una corretta alimentazione che, a sua volta, potenzia gli effetti dell’attività fisica «con un impatto diretto sull’aumento della massa muscolare e della forza». Movimento e mobilità sono quindi il secondo segreto per un invecchiamento in salute. «Camminate quotidiane, esercizi di resistenza e stretching non solo migliorano la mobilità, ma hanno benefici evidenti anche su umore, equilibrio e memoria – si legge sempre nello studio Icope – L’esercizio intensivo di resistenza è l’intervento principale per prevenire la perdita di mobilità e proteggere indirettamente il cervello dalla depressione e dal declino cognitivo». Decadimento cognitivo che può essere rallentato grazie a un costante allenamento mentale. L’Oms raccomanda
attività di stimolazione cognitiva, da svolgere da soli o in gruppo, incoraggiando il coinvolgimento nella vita della comunità.
Il benessere psicologico passa anche da qui, ma senza dimenticare chi si prende cura. «Il supporto ai caregiver è fondamentale», perché prendersi cura degli altri è un gesto prezioso, ma può essere molto faticoso.
Rossana Zorzato

