Cambio al vertice in vista alla casa circondariale dei Piccolini 

Alla casa di reclusione di Vigevano è prossimo un cambio al vertice. Rosalia Marino direttrice della struttura dal giugno 2023 è in procinto di trasferirsi alla casa di reclusione di Milano Opera: «Sono felice per questo risultato ambizioso – commenta – ho partecipato all’interpello e sono prima in graduatoria».

PROMOZIONE «Andrò a dirigere il carcere di Opera – continua Marino – con l’obiettivo di portare un messaggio di speranza in una delle realtà circondariali più importanti del territorio». L’interpello è una procedura che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) usa per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di dirigenti penitenziari per incarichi specifici, tra i quali i direttori degli istituti penitenziari. Marino ha partecipato all’avviso e prenderà il posto attualmente ricoperto da Stefania D’Agostino. Resta da capire chi prenderà la direzione della struttura situata a Piccolini. Quest’ultima la scorsa settimana era stata accusata dalla onlus “Quei bravi ragazzi” per condizioni igienico-sanitarie critiche, tra cui «la presenza di zecche in alcune celle – spiega l’avvocato Guendalina Chiesi, vicepresidente dell’associazione – a seguito del nostro intervento si sono visti segnali di miglioramento». In quell’occasione Marino aveva preso posizione spiegando come «fossero stati usati toni offensivi che hanno leso l’immagine e il lavoro del personale della struttura». L’associazione aveva anche fatto leva sul problema del sovraffollamento, un tema che però riguarda la realtà carceraria nel suo insieme.

IL LAVORO APRE LE PORTE Così come il riuscire a promuovere il reinserimento socio-lavorativo dei reclusi. Vigevano si è mossa con il progetto call center, Opera, invece, prova a coinvolgere imprese e attività del territorio lombardo. Durante il convegno del 17 giugno “Il lavoro apre le porte: opportunità economica e sociale” Gianalberico De Vecchi, garante regionale dei detenuti, ricorda come «la maggior parte dei detenuti che riesce a trovare un’occupazione stabile, difficilmente commetterà ulteriori reati. Per questo è fondamentale aumentare gli investimenti e le iniziative mirate a facilitare l’accesso alla formazione professionale, una condizione indispensabile per un inserimento qualificato nel mondo del lavoro. Le imprese che assumono detenuti o ex detenuti possono beneficiare di significativi sgravi fiscali e contributivi, rendendo l’assunzione un’opportunità vantaggiosa per tutti». La strada da percorrere però è ancora in salita:

I dati di Cnel – prosegue De Vecchi – indicano che solo 18mila reclusi su un totale di 60mila lavorano. Dei 18mila solo 4mila detenuti lavorano nel settore privato. La società purtroppo continua a considerare il carcere come una realtà separata.

Edoardo Varese

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