La sfida dell’educazione tra le priorità per il futuro del Paese

L’educazione non è solo una spesa, ma un investimento decisivo per il futuro e la competitività del Paese. Al Forum di Cernobbio 2025, la sfida dell’educazione è emersa come una delle priorità strategiche per il futuro dell’Italia. Due position paper presentati da “The European House Ambrosetti” hanno puntato i riflettori su nodi che condizionano la crescita del Paese, tra questi la povertà educativa e l’elevata incidenza dei giovani Neet, cioè coloro che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

NUMERI In Italia oltre 1.3 milioni di minori vivono in povertà assoluta, pari al 13.8% del totale, con un incremento del 47% in dieci anni. Il fenomeno pesa soprattutto al Sud, dove in Calabria quasi un ragazzo su due è a rischio esclusione sociale. L’abbandono scolastico precoce riguarda ancora quasi il 10% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, mentre la quota di laureati resta tra le più basse d’Europa (31.6%). La conseguenza è un freno pesante allo sviluppo economico. Secondo le stime di Ambrosetti, la povertà educativa determina un mancato sviluppo occupazionale pari a 3.2 milioni di posti di lavoro e un impatto negativo sul Pil di circa 24 miliardi di euro l’anno.

La lotta alla povertà educativa non è solo una sfida sociale, ma una priorità strategica per garantire un futuro più equo, competitivo e sostenibile all’Italia

ha sottolineato Valerio De Molli, Ceo di Teha. Accanto a questi dati, il secondo studio ha evidenziato la questione dei Neet, ancora oggi pari al 15.2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Una percentuale che si attesta la seconda più alta in Europa, nonostante un calo rispetto al passato. «Il rischio è di avere un’intera generazione sospesa, senza strumenti per inserirsi in modo competitivo nel mondo del lavoro», ha osservato Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr e già ministro dell’Istruzione.

FORMAZIONE Ma le criticità non riguardano soltanto i giovani. Anche la formazione continua degli adulti è carente. Basti pensare che in Italia solo un lavoratore su tre partecipa ad attività di aggiornamento, contro uno su due nella media europea. Un ritardo che rischia di acuire lo “skill mismatch”, ovvero la distanza tra competenze richieste dalle imprese e competenze realmente disponibili. Nonostante tutto, gli investimenti non mancano. Il Pnrr ha destinato oltre 30 miliardi di euro a istruzione e ricerca, tra digitalizzazione delle scuole, ristrutturazione degli edifici, borse di studio e riforma degli Its. Ma «servono strategie coordinate di lungo periodo, capaci di mettere in rete scuola, università, mondo del lavoro, istituzioni e terzo settore».

VALORIZZARE In tutto questo non mancano le buone pratiche che vanno dagli interventi territoriali della Fondazione Crt, che ha sostenuto centinaia di progetti educativi, fino alle collaborazioni scuola-impresa sperimentate negli Its e nelle filiere tecnologico-professionali. «Bisogna ripensare i percorsi formativi per favorire il “saper fare” accanto al “sapere” e valorizzare il legame con i territori», ha evidenziato Ferruccio Resta, presidente della Fondazione Kessler. Contrastare la povertà educativa e ridurre il numero dei Neet significa restituire opportunità ai giovani, sostenere la crescita delle comunità e rendere il Paese più competitivo in un mondo sempre più complesso. Senza un capitale umano preparato e inclusivo, l’Italia rischia di compromettere la propria crescita.

Rossana Zorzato 

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