Psa: l’Ue allenta la morsa, ma l’attenzione rimane alta

Un passo avanti verso il ritorno alla normalità: la Commissione europea approva la richiesta del commissario Giovanni Filippini di rimuovere le restrizioni per la Pesta suina africana nelle province di Pavia, Novara e Lodi: nel dettaglio, la zona 3, quella con restrizioni totali, è completamente rimossa. 109 Comuni vengono classificati in zona 2, 57 in zona 1, mentre 72 Comuni precedentemente inclusi nelle zone di restrizione passano a territorio libero.

LE REAZIONI Per le associazioni di categoria e gli allevatori è una boccata d’ossigeno, ma l’attenzione rimane alta: «Per gli allevatori del territorio pavese – spiega Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia – è un’ottima notizia. Dopo i focolai di Psa registrati dal 2023 la provincia di Pavia era stata inserita in zona 3, con tante prescrizioni che hanno limitato pesantemente l’operatività. Tuttavia se vogliamo evitare che questa piaga continui a colpire le nostre aziende, con ripercussioni pesanti per l’intera filiera e costi altissimi sia per la pubblica amministrazione sia per il settore, dobbiamo proseguire con il lavoro di selezione faunistica avviato in questi mesi».

La componente venatoria è stata determinante per attenuare il problema, ma sarebbe un errore pensare che da sola possa risolvere tutte le criticità legate al contenimento della fauna selvatica.

MANTENERE L’ATTENZIONE La battaglia però non è ancora finita. Anche Cia Pavia invita i propri associati a restare vigili e a portare avanti misure di biosicurezza nelle aziende suinicole: «Stiamo tornando alla normalità – dichiara Paola Fugagnoli, direttrice di Cia Pavia – possiamo dire che i lavoratori del nostro settore, e l’intera filiera, possono tornare a guardare ai prossimi mesi con ottimismo. Ci lasciamo alle spalle mesi di sacrifici legati alle restrizioni. Siamo arrivati a questo risultato grazie a un lavoro sinergico, consapevoli che contenere e sconfiggere la psa non è facile, come dimostrano casi di Paesi vicini a noi». Cia ora chiede che siano stanziati fondi per coprire i danni economici subiti dalle aziende suinicole durante i periodi di restrizione: «Molti allevatori – continua Fugagnoli – non potranno più riaprire le proprie aziende, proprio perché sono rimasti fermi per troppo tempo. Le risorse allocate fino a questo momento, purtroppo, sono ben lontane da quelle necessarie a garantire un piano di risanamento che consenta la riapertura degli allevamenti e allo stesso tempo una graduale ripartenza del settore suinicolo». Che per evitare il ripetersi di situazioni analoghe dovrà far tesoro della lezione della Psa e mantenere standard di biosicurezza elevanti negli allevamenti, alcuni dei quali sono stati anche al centro di indagini giudiziarie.

INDENNIZZI Sulla ripartenza pesa anche l’incognita degli indennizzi, come sottolinea Coldiretti Pavia: «Devono essere assicurati al più presto – sottolinea la presidente Silvia Garavaglia – in modo da coprire le perdite dovute sia degli abbattimenti, sia del fermo aziendale forzato. Certo la rimozione delle restrizioni rappresenta un passo importante, per ridare una prospettiva agli allevatori che hanno compiuto ingenti sforzi, a cominciare da un ulteriore incremento dei livelli di biosicurezza aziendale, per fronteggiare un’emergenza innescata dalla diffusione incontrollata di cinghiali, principali vettori della malattia. L’allentamento delle restrizioni imposte per contrastare la Psa rappresenta una misura chiave per il futuro degli allevamenti italiani e di una filiera cardine dell’agroalimentare nazionale, per un valore di 20 miliardi di euro e un peso rilevante nell’immagine del cibo Made in Italy nel mondo».

Edoardo Varese

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