Uno sguardo dal cielo. È quello che ha permesso a un drone di trovare i resti di Renzo Filiberti, autiere di San Giorgio, morto il 17 giugno 1944, a 23 anni, in un campo di prigionia polacco. I resti del giovane soldato faranno infatti ritorno in Lomellina sabato 11 ottobre con una cerimonia solenne che, alla presenza delle autorità guidate dal sindaco Giovanni Bellomo, unirà memoria, commozione e riconoscenza.

LA CERIMONIA L’appuntamento è fissato per le 15 presso la chiesa parrocchiale, dove verrà accolta l’urna contenente le spoglie del caduto. La funzione commemorativa sarà celebrata dal parroco don Mirko Montagnoli e scandita dagli interventi dei collaboratori della biblioteca, delle autorità locali e degli alunni della scuola primaria, custodi della memoria che passa di generazione in generazione. Al termine della celebrazione, il corteo si sposterà verso il cimitero locale per la tumulazione dei resti nella zona militare. Renzo Filiberti era nato nel 1921 a Cergnago in una famiglia di contadini: dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu preso prigioniero dai tedeschi e inviato allo Stalag 344 di Lamsdorf, oggi Lambinowice, nell’alta Slesia al confine con la Repubblica Ceca. Verso la fine del gennaio 1945 l’avanzata dell’Armata rossa aveva costretto la Wermacht a evacuare tutti gli internati in grado di camminare verso la Germania centrale, ma i militari più deboli erano morti nello Stalag, che sarebbe stato liberato dai russi il 17 e 18 marzo successivi: fra loro, il 23enne Renzo. «La notizia riguardante la morte di sessanta militari italiani – spiega Adriana Vicini, maestra della scuola primaria e studiosa di storia locale – era stata raccolta dal cappellano militare cuneese don Italo Mazza, anch’egli internato a Lamsdorf:
un suo elenco era stato depositato a Bolzano, al momento del rientro proprio in Italia alla fine della guerra.
Poco tempo dopo, la morte dell’autiere sarà segnalata alla famiglia dal parroco di San Giorgio, contattato dalle autorità altoatesine. L’elenco dei morti era noto, tuttavia non lo era il luogo della sepoltura.
IL RITROVAMENTO Solo due anni e mezzo fa, un drone lanciato in volo nelle zone attorno allo Stalag riuscì a identificare il luogo esatto. «Era un’area come tante della zona – aggiunge l’insegnante – trasformata nei decenni in terreno agricolo e in pascolo per gli ovini. Dall’alto, però, si capiva che diverse parti del terreno erano smosse in modo innaturale e quindi le autorità locali avviarono gli scavi: infatti emersero tombe con ossa e oggetti vari». Dopo che il Comune di San Giorgio di Lomellina era stato contattato nei mesi scorsi dal ministero della Difesa, le volontarie della biblioteca si sono attivate per riportare a casa i resti di Renzo Filberti in accordo con sua nipote Renza Celada.
Davide Zardo

