Smartphone / Lo studio della Bicocca svela i rischi dell’uso precoce

A che età è opportuno prendere in mano uno smartphone? Esiste un vincolo di legge per quanto riguarda l’apertura di un account social (14 anni), ma non ce ne sono per l’uso dello strumento che permette di collegarsi ai social media e in generale a internet e al mondo digitale. Le statistiche dicono che il 32.6% dei bambini tra 6 e 10 anni lo usa tutti i giorni (Save the Children), ma qual è la valutazione che si può fare di un accesso sempre più precoce? Si tratta di una domanda che tocca tanto una dimensione privata – e cosa c’è di più privato oggi di quella che è un’estensione quasi biologica della vita di ogni persona, custode di dati personali, sanitari, bancari, memoria – quanto una dimensione pubblica, perché le abitudini e le decisioni delle singole famiglie hanno effetti socialmente rilevanti che investono l’intera comunità. Su questo sono concordi sempre più studi scientifici, l’ultimo dei quali si intitola “Eyes Up” ed è stato coordinato dall’Università degli studi di Milano-Bicocca: «La ricerca ha confermato che esiste un’associazione negativa tra l’anticipo dell’accesso a smartphone e social media e le performance scolastiche».

classe smartphone

AMICI D’INFANZIA L’indagine ha interessato 6609 studenti lombardi (province di Brescia, Cremona, Mantova, Milano, Monza e Brianza) e ha avuto come obiettivo proporre un’analisi diacronica, nel tempo, degli effetti della digitalizzazione precoce, ricorrendo perciò sia a dei questionari standardizzati proposti a ragazze e ragazzi di seconda e terza superiore sia ai risultati ottenuti dai medesimi nelle prove Invalsi della primaria (seconda e quinta), della secondaria di primo grado (terza) e della secondaria di secondo grado (seconda), con la possibilità di allargare l’analisi al quinto anno di quest’ultima quando gli studenti intervistati avranno concluso il percorso di studi (tra questo e il prossimo anno scolastico).

La maggioranza degli adolescenti – spiegano i ricercatori – ha aperto un account in età pre-adolescenziale: il 65.8% del campione aveva un profilo alla fine della seconda media. Lo smartphone, strumento principale per questa attività, arriva in media alla fine della scuola primaria.

L’età però non è l’unico fattore che ha un peso, sono importanti anche il titolo di studio dei genitori e il background migratorio, al crescere dei primi si allontana nel tempo anche l’apertura del primo account social (ma non in maniera rilevante la consegna del “telefonino” nelle mani dei figli), cosicché con entrambi i genitori laureati nel 25.6% dei casi l’esordio arriva dopo la terza media, il doppio rispetto a contesti in cui mamma e papà non hanno il diploma. Nell’86.5% dei casi l’arrivo dello smartphone coincide con l’accesso a servizi di messaggistica istantanea come Whatsapp e Telegram, ma sono poche le famiglie che applicano un “parental control” ovvero la supervisione degli adulti sull’uso del dispositivo e sull’accesso a internet, appena il 45% dei genitori coinvolti nella ricerca, che scende sotto il 40% nelle famiglie straniere e sale al 54% quando almeno un genitore è laureato. Per avere un’idea dell’importanza di un accesso mediato ai contenuti, su Telegram basta una semplice ricerca per accedere a canali dove sono disponibili direttamente o tramite link contenuti per adulti (dalla pornografia a scene di violenza, anche da teatri di guerra, senza censura).

INCONSAPEVOLI Del resto i primi utenti inconsapevoli sono proprio gli adulti, che spesso considerano tutti i dispositivi elettronici allo stesso modo e colgono solo la dimensione ludica dell’uso da parte di bambini e adolescenti. Eppure ogni “media” fa storia a sé, se lo smartphone è correlato negativamente con le performance scolastiche in italiano e matematica (meno in inglese), «al contrario, PC, tablet, console di videogiochi e messaggistica istantanea non sembrano mostrare delle associazioni significative». Nel dettaglio, «è stato possibile analizzare gli andamenti nel tempo delle performance scolastiche in funzione della presenza o meno del “fattore social media”. I risultati mostrano una significativa divaricazione delle performance tra i due gruppi, a danno dei “precoci” che riportano performance significativamente minori fin dalla terza secondaria di I grado. Si tratta della prima analisi in Italia a identificare in modo rigoroso questo impatto». Possibile che questo sia legato soprattutto allo «effetto distrattivo dei social media», con risultati negativi più evidenti sui maschi e su chi proviene da contesti sociali e culturali svantaggiati.

scuola smartphone

PERVASIVO Tra gli aspetti presi in esame è significativo anche quello della pervasività, cioè quanto lo smartphone “colonizzi” momenti della giornata «che dovrebbero essere dedicati al sonno, allo studio, a coltivare relazioni sociali con amici e familiari». Se in generale il 53% del campione lo usa appena sveglio e il 22% spesso o sempre quando si sveglia di notte, incrociando le risposte relative all’attività online e offline la ricerca ha individuato tre profili di “utente”, quello dei “Fruitori”, che ricorrono a un uso prevalentemente passivo (lo scroll sui feed social, lo streaming video) e alla creazione di contenuti e che hanno una pervasività maggiore, quello dei “Gamer”, che si dedicano soprattutto a sport e videogame (compreso il guardare altri giocare) e hanno la pervasività minore, e quello degli “Impegnati”, il cui uso è eterogeneo e comprende le finalità ricreativa, sociale, informativa, riflettendo una maggiore eterogeneità degli impegni anche offline.

LE PROPOSTE Sulla base dei risultati raccolti, l’indagine “Eyes Up” propone dei suggerimenti pratici a livello di “Protezione”, “Educazione”, “Contesto”. Nel primo ambito si consiglia il dialogo tra genitori e una formazione/educazione digitale dei medesimi, una presa di posizione delle scuole su tempi e modi della navigazione libera, un impegno collettivo a rispettare il limite di legge dei 14 anni, il coinvolgimento di ragazze e ragazzi nella costruzione delle regole, il secondo è incentrato su un’attenzione costante nel tempo ai contenuti e alla didattica dell’educazione digitale, il terzo guarda all’adeguamento di prassi scolastiche, modalità di accesso alle piattaforme (con “age-verification”), norme nazionali, europee e regolamenti locali.

Giuseppe Del Signore

Le ultime

Vigevano, trekking tra gli affreschi

Gli affreschi rinascimentali di Vigevano diventano protagonisti di un...

Mappamondo / Spagna: voto, scandali e tragedie

L’incidente ferroviario alle porte di Toledo, costato la vita...

Garlasco, Sempio parla dopo la richiesta di rinvio a giudizio: «Non ho paura»

Garlasco, per la prima volta dopo la richiesta di...

Fuggono all’alt dei carabinieri e si ribaltano in un campo

Fuggono all’alt dei carabinieri vicino al centro di Sannazzaro...

Login