Marinone, il ricordo: «Un amico con cui era bello parlare»

Era bello parlare con Franco. Non ci si stancava mai. Nessun discorso era superficiale. Amava andare in profondità e far emergere la verità delle cose. Il dialogo con lui faceva star bene e rassicurava.

L’ultima volta che siamo stati pellegrini a Lourdes, di fronte a questa pagina di Vangelo, mi diceva che bisogna lasciare a Dio il suo posto. Il suo posto è quello di “padrone” e noi dobbiamo farci servitori della vita, certi di dover prendere parte alla gioia di Colui che ci ha donato l’esistenza. Però – dicevo – non subito. Non subito, perché prima, nella vita terrena, occorre stare pronti, vigilare come servitori con le cinture ai fianchi e le lampade accese, attendendo l’incontro definitivo con Dio. E Franco ha atteso quell’incontro, vigilante, consapevole di ciò che lo attendeva. Ha atteso e guardato in faccia la morte mentre si avvicinava giorno per giorno, nel dolore e nella sofferenza. Ultimamente sembrava che tutti i mali si fossero riversati su di lui. Non si è rassegnato. Ha interpellato Dio con tanti perché; ha atteso la morte come compimento della vita terrena — e questa morte è arrivata.

Marinone

Quando mi chiese il sacramento dell’Unzione dei malati, io gli risposi: “Certo, ben volentieri te lo dono, ma perché tu possa stare bene”. E lui mi guardò con un sorriso, in quel suo modo semplice e disarmante, come a dire: “Lo sapevo”. Ma lui ha vinto. Sì, Franco ha vinto. Non si è lasciato vincere dal dolore. Ha conservato la serenità. Ha chiuso gli occhi a questo mondo, circondato da chi più di tutti ha amato e si è sentito amato: i suoi familiari e Angela, in modo particolare. Perché non possiamo pensare al cammino di vita di Franco senza Angela. E a nome di tutti penso di doverla ringraziare. Angela lo ha custodito bene, perché sapeva che Franco non era solo suo, della sua famiglia, ma parte di una grande famiglia — quella di tanti che gli vogliono bene, e che oggi sono presenti perché gli vogliono bene.

Per questo, con l’immaginazione e con il cuore, ci rifiutiamo di pensarlo tra i morti. Nel suo ottimismo Franco era uomo di speranza, quella speranza che non delude, che è Cristo risorto, che ha vinto la morte e ci ha aperto la via della vita eterna. Una promessa che Franco ha continuato a nutrire ogni domenica, partecipando all’Eucaristia.

Possiamo dire che Franco è vivo tra noi. Noi custodiamo la sua memoria nel cuore, sentiamo la sua presenza amica, continuiamo a ricordarne le parole e accogliamo il dono di una vita che non muore.

Anche il brano della Sapienza, proclamato come prima lettura, illumina la vita di chi muore: «Dio ha creato l’uomo per l’immortalità». Franco ci ha insegnato ad andare oltre ciò che appare agli occhi di chi guarda solo con sguardo superficiale e breve, legato al tempo che passa.

Consapevole che questa celebrazione non è il momento di tessere elogi a Franco (ne ha avuti tanti, positivi e meritatissimi), è questo il momento di raccogliere la sua testimonianza nelle cose in cui si è rivelato capace. Franco è stato un testimone di servizio e di impegno per rendere più bello ciò che trovava. Franco ha reso bello tutto ciò che ha incontrato. Ha reso bella la sua famiglia — una famiglia accogliente, dove era bello stare, piena di vita. Ha reso bella la sua scuola, con il suo spirito innovativo, i rapporti sinceri e la capacità di creare legami. Ha reso bello il suo paese, nel quale ha realizzato tanto, costruendo amicizie vere, anche con noi. Ha saputo rendere bello anche Dio, con considerazioni spesso semplicistiche, ma che evidenziavano la realtà misericordiosa e grande nel perdono, prima di tutto per lui che si riteneva peccatore.

Vorrei concludere con una preghiera, come se fosse di Franco:

Non mi importa di presentarti il conto della mia esistenza,
quasi che tu dovessi pagarmi per ciò che ho fatto.
Tu mi hai dato tutto, Signore,
e la mia vita è solo un restituirti tutto.
Io credo, Signore: come ora mi sveglio ogni mattino,
così un giorno mi risveglierò nella tua luce.
Non sarà un premio ai miei meriti,
ma il compimento definitivo della tua misericordia.

mons. Angelo Croera

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